Se le pietre raccontano storie di integrazione

Se le pietre raccontano storie di integrazione
di Luigi Rossi

e8e6b6587e95356d61d6563f975ff0bd_XLSi è svolta presso il Dipartimento di Scienze Politiche del nostro Ateneo una riunione animata dall’architetto Ruggiero Bignardi, che con entusiasmo ha descritto i lavori di restauro a Palazzo Pinto e l’importanza delle relative decorazioni murarie. Dalla sua esposizione è emerso un lungo viaggio a ritroso che vede protagonista la città di Salerno coinvolta in una storia di successo del Mare Nostrum.

Facile il raffronto su quanto di negativo si sperimenta in questi anni: oggi sbarchi clandestini e difficoltà di accoglienza. dopo una tragica traversata. scandiscono il nostro quotidiano; nel Medio Evo, invece, non si era clandestini: grande politica e vita materiale si armonizzavano facendo delle nostre coste il centro della civiltà ed un modello di collaborazione e di integrazione.

Sono gli anni del successo scientifico della scuola medica, la cui fama induce il re di Sicilia a chiamare Romualdo II Guarna per farsi curare. Il famoso medico e vescovo parte e nell’isola trasferisce anche il suo know how dando vita ad un dinamico meticciato culturale che favorisce il radicamento di relazioni diplomatiche il cui frutto più noto è Federico II.

Una cultura materiale testimoniata dalle decorazioni in pietra e dai disegni su tessuti preziosi esalta la componente multietnica, che trova nell’arte islamica feconda ispirazione. Monete, materiale da costruzione, trame preziose come quelle del mantello di Ruggero II costituiscono un crescendo di bellezza che partecipa la capacità di comunicare in un contesto di pacifica collaborazione. Non meraviglia perciò, se motivi stellari siriaci si rinvengono nel quadriportico della cattedrale di Salerno, mentre la policromia del campanile di San Matteo trova riscontri ad Amalfi, Casertavecchia, Sorrento, Ravello per poi emergere e dominare nel duomo di Monreale. Qui si rinvengono cornici con decorazioni geometriche simili a quelle che l’architetto Bignardi ha trovato nel palazzo Pinto. Il viaggio alla scoperta della fecondità del bello che agevola l’incontro tra popoli  continua interessando il gotico internazionale nella versione del rinascimento meridionale.

Già queste considerazioni giustificano l’interesse delle università di Salerno e di Palermo per uno studio complessivo che, partendo dagli aspetti tecnici sui materiali e descrivendo le caratteristiche strutturali degli edifici, racconta la storia personale e comunitaria di tanti protagonisti. È possibile ricostruire i contatti di Salerno con le città della costa amalfitana, i rapporti con Palermo, la Sicilia, il Mediterraneo meridionale tra la costa africana e la Spagna. In tal modo si conoscono vicende collegate all’intensificarsi dei traffici, un radicarsi di rapporti che facilitano un progetto politico complessivo che interessa tutta l’Europa. Infatti, il medico chiamato a corte a Palermo per visitare un re ammalato diventa, alla fine, anche il plenipotenziario della pace a Venezia tra l’imperatore ed i comuni dell’Italia del Nord.

Il racconto dell’architetto Bignardi dimostra che documenti della storia non sono solo carte e pergamene, anche le pietre, se ben analizzate ed osservate con amorevole attenzione, si trasformano in attendibili testimonianze. A Salerno il palazzo Pinto, una volta recuperato, deve essere restituito alla fruizione collettiva come memoriale di una vicenda per nulla locale di successo perché, partendo dalla nostra città, si è irradiata in tutto il Mediterraneo facendo sentire i suoi benefici influssi fin nelle regioni dell’Europa centrale.

redazioneIconfronti

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