Se nel Sud il teatro contemporaneo ignora storie e competenze

Se nel Sud il teatro contemporaneo ignora storie e competenze
di Pasquale De Cristofaro

Nel maremagno della “società dello spettacolo”, il teatro è sempre più marginalizzato. In questo essere stato messo nell’angolo sta scemando anche l’urgenza e l’impulso a difenderlo. È “In-via-d’estinzione”, e non ha più senso di parlare di teatro d’innovazione, ricerca o, peggio ancora d’avanguardia. Preferirei si parlasse di teatro contemporaneo e d’arte (nella foto scene dal teatro di Emma Dante). È “in via d’estinzione”, che non è solo un’espressione aggettivale polirematica, ma, anche, un sintagma che sta per qualcosa che sta per sparire dalla faccia della terra. Se le cose stanno così, quello che volevo indicare col mio intervento, non era affatto un giudizio sul valore dell’iniziativa “Fondazione Salerno contemporanea”. Dovremo essere grati a costoro per aver reso possibile, dopo anni di battaglie vane da parte di alcuni di noi, di avere, finalmente, anche nella nostra città una casa per il teatro contemporaneo. Certo i tempi sono radicalmente cambiati. È finito il tempo (fine anni Sessanta e Settanta) in cui l’emergenza e la necessità del teatro era un fatto naturale. Oggi, dopo la grande crisi della sperimentazione di quegli anni, il teatro si barcamena e sopravvive non rientrando più tra le necessità politiche ed esistenziali di un pubblico sempre più lontano e restio a mettersi in discussione. La società dell’immagine tra i suoi milioni di specchi ha ritenuto l’arcaico teatro un oggetto in disuso e da riporre. Sicuramente, però, dopo aver speso la nostra vita a studiarlo, farlo, amarlo non potremo mai cedere al pessimismo più cupo che lo vorrebbe morto. In realtà tutti i discorsi sulla morte dei linguaggi artistici non hanno mai meritato la mia attenzione più di tanto. Ho sempre creduto che, in particolari momenti, potessero vivere momenti di crisi profonda, inabissarsi ma pronti a riaffacciarsi, quando meno te l’aspetti, come utile necessità vitale. Detto questo, il mio ragionamento voleva evidenziare alcun aspetti di questa vicenda più politici, se così si può dire. Innanzitutto, perché una conferenza stampa blindata? Se ci fosse stata la possibilità di fare domande si sarebbe potuto capire meglio tutto lo spirito dell’iniziativa e sgombrare ogni ombra. Innanzitutto, si sarebbe potuto chiedere perché i responsabili del teatro Nuovo di Napoli dopo tanti anni di brillantissimi risultati avessero deciso di venire a Salerno. Forse, consideravano la loro missione napoletana conclusa? Ormai, tra Mercadante e Festival c’era poco spazio per la loro avventura? Mancanza di stimoli? Voglia d’apostolato in terre più vergini o, anche loro non hanno resistito alla buona amministrazione deluchiana? In secondo luogo, perché nel cerchio “magico” del sindaco De Luca quando si parla di teatro non si riesce ad andare oltre i soliti nomi di Antonio Bottiglieri e Andrea Carraro? Il dottor Bottiglieri è un funzionario della Rai e ha ottime competenze nel suo settore, ma col teatro cosa centra? E poi ancora, in un periodo di crisi economica così forte non poteva essere questa l’occasione per un giovane intellettuale d’area che avrebbe potuto avere un suo primo impegno lavorativo? O, in tutti questi anni la federazione non è riuscita a promuovere nessun giovane attivista su queste questioni? Il segretario Landolfi cosa dice in proposito? Trova legittimo che nel suo partito la stessa persona accumuli più incarichi? Il dottor Andrea Carraro è una stimabilissima persona che ha dato tanto alla scena amatoriale salernitana, ma a me pare che con la scena contemporanea e il teatro professionale avesse molto poco da spartire. Certo le loro sono cariche politiche. Sono stati indicati dal Comune come propri rappresentanti nella Fondazione. Sono stati nominati. È proprio questa la crisi della politica italiana attuale. Si riempiono caselle più guardando alla fedeltà e alla appartenenza che alla competenza. Poveri noi.

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I precedenti interventi sull’argomento:

redazioneIconfronti

2 pensieri su “Se nel Sud il teatro contemporaneo ignora storie e competenze

  1. concordo pienamente con De Cristofaro: perchè a Salerno i nomi sono sempre gli stessi? ripeto una frase biblica che ricorre nei miei commenti: l’albero si vede dai frutti. cosa hanno prodotto questi signori, oltre a mettere in piedi grandi contenitori e a far convergere finanziamenti su ogni passo che fanno? a me sembra niente.

  2. Visto che De Cristofaro torna, giustamente, per la seconda volta sulla domanda ‘cosa c’entra Bottiglieri’, vorrei provare a ipotizzare la risposta: Bottiglieri non so, ma c’entra forse il fatto che la figlia fa l’attrice? Spero che la risposta non sia questa e che se questa fosse nessuno, dico nessuno, se la rifacesse sulla giovanissima collega.
    Per il resto non si può che concordare con l’autore dell’articolo, e qui Salerno diviene solo uno specchio di quello che è ormai l’Italia intera.
    Nota per la redazione (perdonerete): voglio sperare che la foto di uno spettacolo di Emma Dante si riferisca al “teatro contemporaneo” e non al “teatro d’arte”…

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