Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Biancardi deve dimettersi se Nola vive per i Gigli

5 min read
Tutto come prima, peggio di prima. Con l'autodifesa del sindaco Geremia Biancardi e l'assegnazione dei Gigli 2013 cala il sipario sulla maledetta domenica della festa di quest'anno. Inutile attendersi slanci di creatività e di coraggio da un sindaco come Biancardi, sempre più improbabile nel ruolo nel quale è stato lanciato dal parlamentare Paolo Russo, uno di quelli che dalla politica (con il resto del parentado) non vorrebbe uscire mai sin da quando giovanissimo sgomitava nei socialdemocratici per poi approdare nella seconda Repubblica in Forza Italia, sotto l'ala protettiva dell'inconsapevole Scajola. E poiché tra improbabili ci s'intende subito, Russo ha pensato che Geremia Biancardi sarebbe stato l'uomo giusto al posto giusto.

di Gigi Casciello

Tutto come prima, peggio di prima. Con l’autodifesa del sindaco Geremia Biancardi e l’assegnazione dei Gigli 2013 cala il sipario sulla maledetta domenica della festa di quest’anno.
Inutile attendersi slanci di creatività e di coraggio da un sindaco come Biancardi, sempre più improbabile nel ruolo nel quale è stato lanciato dal parlamentare Paolo Russo, uno di quelli che dalla politica (con il resto del parentado) non vorrebbe uscire mai sin da quando giovanissimo sgomitava nei socialdemocratici per poi approdare nella seconda Repubblica in Forza Italia, sotto l’ala protettiva dell’inconsapevole Scajola. E poiché tra improbabili ci s’intende subito, Russo ha pensato che Geremia Biancardi sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto.
In fondo a Nola ad un sindaco non chiedono molto.
Anzi, praticamente nulla. Solo che non tocchi la festa dei Gigli, che ogni sforzo dell’Amministrazione comunale sia profuso per rendere ancora più intoccabile la festa di fine giugno. E come potrebbe essere diversamente in una città dove la festa di San Paolino è, di fatto, diventata la sagra delle paranze che in pratica comandano tutto ed il cui sostegno è decisivo per vincere le elezioni. Al punto che nelle ultime elezioni hanno pensato bene di far eleggere consigliere comunale, nella maggioranza di Biancardi, naturalmente, qualcuno dei loro.
Nella città delle paranze, piuttosto che dei Gigli, ormai funziona così.
Inevitabile che ci s’indigni quando un sacerdote come don Aniello, che i fatti di Nola e del circondario li conosce bene, denuncia la presenza della camorra all’ombra dei Gigli. Eppure sarebbe bastato procedere per logica più che presunta lesa maestà. I Gigli sono o non sono l’evento, il fatto, il momento più importante della città di Nola? In città persiste o meno una presenza della malavita organizzata che non spara e non uccide più come negli anni Novanta ma che ha trovato il modo più comodo di riciclarsi e riciclare in più o meno note attività imprenditoriali della zona? E se non manca occasione perché dalla Procura e dal palazzo vescovile lancino appelli contro la camorra perché mai ne dovrebbe essere immune l’evento che caratterizza, determina e condiziona tutta la vita della comunità nolana?
E se poi di fronte alla denuncia di don Aniello c’è chi ha risposto dirottando sui Gigli di Barra ombre e sospetti perché mai quando le paranze del rione napoletano dovrebbero perdere quelle ombre e quei sospetti una volta messo piede sul territorio di Nola?
La verità è che non c’è nulla di più inutile di una risposta ad una domanda che non ci si pone ed è molto più comodo assecondare il populismo della festa, la forza attrattiva del consenso elettorale delle paranze, il becero ma diffuso senso della nolanità.
E Biancardi dovrebbe dimettersi non tanto e non solo per manifesta incapacità nella gestione della festa di domenica ma per l’ignavia, sicuramente motivata dalla preoccupazione provinciale di vedersi contestati i natali a Roccarainola, ma il tentativo maldestro di ridimensionare gli scontri, il numero dei feriti, le cause dello scontro, la matrice violenta di una festa degenerata in sfida tra le paranze. Una degenerazione alla quale ha contribuito anche il sindaco Biancardi con la crociata contro le altre feste dei Gigli nel napoletano e nel casertano come se per ottenere il sempre più improbabile riconoscimento dell’Unesco fosse indispensabile l’unicità della festa di Nola. Anzi, come se l’unicità non derivasse piuttosto da salde radici religiose (ormai liquefattesi), dalla specificità storica, dalla presenza di una tradizione di artigiani della carta pesta e del legno. E’ su questo che Biancardi e la sua Amministrazione avrebbero dovuto giocare la partita-Unesco ed il rilancio della festa. Invece niente, molto più comodo conservare il consenso dei capiparanza. E che importa se del museo della cartapesta non c’è traccia, se la città scivola in un degrado inarrestabile, se gli edifici del ’48 cadono a pezzi, se le strade sono sporche, se il Centro storico è ridotto ad un deserto per l’incapacità di promuovere iniziative che rilancino il commercio, se i parcheggiatori abusivi sono dovunque. Insomma, che importa se Nola è una città senza destino?
Eppure sarebbe bastato poco: uscire dai luoghi comuni della nolanità, riportare la festa nell’alveo delle corporazioni dei mestieri, imporre il rispetto degli orari della processione dei Gigli, limitare e controllare le presenze di paranze non nolane, imporre ai capiparanza la presentazione dei certificati del casellario giudiziale per se stessi ed i collatori. Tutto questo non è stato né fatto né pensato. E adesso il sindaco Biancardi farebbe bene a dimettersi, non per gli scontri di domenica ma per non aver avuto la minima consapevolezza che la festa fosse scivolata in una condizione talmente disadorna da rendere inevitabile il peggio.
Certo, Biancardi non è stato aiutato nemmeno dal Vescovo Depalma ma quella è un’altra questione ed ai vescovi da cattolici si deve obbedienza e non necessariamente riconoscere loro intelligenza e saggezza. Non è stato aiutato nemmeno da altri ed ancor meno dalla stampa perché a Nola vige anche il malcostume che le cronache locali vengano scritte e firmate per i quotidiani regionali da uno stuolo di addetti stampa del Comune. Una logica alla quale non si sottrae nemmeno il Mattino che ha affidato la corrispondenza nolana all’addetto stampa del parlamentare Paolo Russo, nume tutelare del sindaco. Tutti insieme appassionatamente. Scontato che allora il sindaco confonda con gli avvoltoi i giornalisti che fanno semplicemente il proprio mestiere raccontando fatti e dando voce ad uomini liberi come don Aniello Manganiello. In fondo il suo è un errore perdonabile: non ha idea di cosa sia il giornalismo. D’altra parte è uno scajolano come Paolo Russo: un inconsapevole.
In fondo Biancardi deve solo anticipare un po’ i tempi perché ormai quel sistema di potere che lo ha individuato, candidato e fatto votare si sta consumando nell’inconsapevolezza di vivere gli ultimi giorni del “sistema”.
Piccolo, provinciale, con ombre mai dissolte, ma pur sempre un “sistema” di potere che ha condizionato, impoverito ed intristito, quest’Agro nolano che avrà vissuto anche giorni peggiori ma che può e deve rimettersi in piedi.
E lo può fare con la propria storia, i propri tesori archeologici, le proprie tradizioni popolari, sicuramente anche con i Gigli, ma solo con una nuova consapevolezza di comunità ed una nuova classe dirigente.
Non è poco ma si può e si deve fare.

1 thought on “Biancardi deve dimettersi se Nola vive per i Gigli

  1. Articolo impietoso, ma condivisibile, che fotografa una realtà in cui è diventato troppo facile individuare i punti critici… e troppo arduo salvare qualcosa… A parte il discorso della denuncia di infiltrazioni camorristiche da parte del buon don Manganiello, che se volessimo contestare il fatto di non addurre prove, poteva comunque essere una buona intuizione, o quantomeno uno spunto di riflessione. Risulta vero comunque che al sindaco non gli si chiede di cambiare nulla, perchè tutto già risponde a logiche locali, in cui le paranze e i loro capetti, hanno la principale voce in capitolo, e questo non soltanto in quello che concerne la festa dei gigli sia ben chiaro. E allora anche una dimissione non porterebbe a nulla, sembra assurdo ma le parole di stamattina “non ne sento la responsabilità” nonostante siano esecrabili dal punto di vista politico, corrispondono ad una triste verità di un povero diavolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *