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Se un editore del Sud rilancia le storie dei migranti

Se un editore del Sud rilancia le storie dei migranti

di Barbara Ruggiero

Gli italiani e l’emigrazione. Storie di migranti in cerca di un futuro migliore. Un tema quanto mai attuale, complesso e delicato al tempo stesso; un fenomeno che esiste da sempre. In Campania c’è una casa editrice che affronta il tema Mezzogiorno ed emigrazione attraverso la pubblicazione di opere di poeti e scrittori italiani all’estero. “Il Grappolo” segue da anni il filone degli italiani all’estero, con l’intento di far conoscere in Italia poeti e scrittori venuti fuori dalla popolazione migrante. Ne abbiamo parlato con il fondatore della casa editrice, il giornalista Antonio Corbisiero (foto).
Come nasce l’idea di dedicarsi al filone degli scrittori migranti?
L’idea mi è venuta una decina di anni fa, quando cominciai ad avere degli scambi culturali con il professore Luigi Fontanella, originario di Mercato San Severino, che attualmente insegna italianistica alla State University di New York. Parlavamo della scrittura degli emigranti e degli italiani che si erano trasferiti in America. Si tratta di una parte di letteratura, anche popolare, sepolta in molte biblioteche o centri di cultura anche all’estero.
L’intento è di far uscire questi scritti dal ristretto mondo accademico e farli entrare nelle case di tutti?
Sono scritti che fanno parte della cultura popolare. L’Italia deve riappropriarsene. Io ho cercato di fare uscire questo filone fuori dalle mura delle università creando una collana ad hoc, che si chiama “Radici”. Poi ho deciso di dare vita a un Centro studi per le migrazioni intitolato a Pascal D’Angelo.
Chi è Pascal D’Angelo?
Era un poeta di origini abruzzesi che appartiene a una prima generazione di emigrati-scrittori. Egli arrivò in America giovane e aveva una particolare attitudine per la poesia. “Son of Italy”, sua autobiografia, è considerata la prima opera in inglese di un emigrato italiano sbarcato in America senza una minima conoscenza della lingua inglese. Il primo a interessarsi della pubblicazione che facemmo in Italia di questo libro fu Furio Colombo, dalle colonne di Repubblica, nel 1999. Da allora non so più quante copie abbia venduto questo libro…
Il minimo comune denominatore delle storie dei migranti è quello di chi lascia la propria terra natìa e va all’estero per cercare fortuna e riscatto. E’ così in tutte le storie?
Ci sono altre storie divenute famose sulla stessa falsariga, come quella di Piero Di Donato, di origini abruzzesi, ma nato in America. Di Donato era un muratore ma è senza dubbio uno dei maggiori scrittori che l’America abbia mai avuto. Egli ha scritto un libro “Cristo tra i muratori”, che ho ristampato in Italia. È un libro che quando uscì in America surclassò autori famosi. Il dato è che spesso i migranti sono coloro che vanno all’estero a lavorare e poi si dilettano a scrivere. Spesso si parla di braccianti e muratori con la penna in mano… ma la letteratura non è quella fatta solo da una ristretta cerchia di persone. C’è un’altra storia, quella di Edward Corsi che scrisse “All’ombra della libertà”. Corsi fu il direttore della stazione di Ellis Island, una delle tante isole che formano la città di New York. Il suo è il racconto di un’esperienza sul campo.
La sua casa editrice è stata la prima a seguire il filone degli scrittori emigranti.
Sì, e me lo riconobbe anche Furio Colombo. Noi siamo lontani dal seguire i fenomeni del momento: preferiamo fare un lavoro diverso e molto serio. Prossimamente proporremo anche un libro sui poeti italiani in Argentina. Nel 2013, poi, in occasione dei venticinque anni di vita della casa editrice, apriremo altre due collane, “Sommersi” e “Salvati”, in cui ci occuperemo del recupero di scrittori del Novecento del nostro Meridione. Stiamo recuperando dei testi che sono introvabili, oltre che fuori dai diritti. E in cantiere c’è anche una nuova collana “voci del Mediterraneo” che si avvarrà della preziosa collaborazione di Pedrag Matvejevic, già autore del “Breviario mediterraneo”.
Editoria e Meridione. Un giudizio su questo binomio.
Io credo ancora che il Mediterraneo possa giocare un ruolo centrale soprattutto per la cultura e per unire i popoli a cui noi apparteniamo. Stiamo trovando autori anche nordafricani. Noi non pubblichiamo libri per un pubblico di massa, non possiamo permetterci di competere con i colossi dell’editoria, che ultimamente pubblicano anche spazzatura…
Come risponde il pubblico alle vostre scelte editoriali?
Abbiamo dei lettori forti, selezionati e poi c’è tutto il mondo accademico che ci ruota intorno… Io, però, mi ritengo un editore degli umili nel senso che a noi piace guardare alla gente comune, riscoprire autori e scrittori, dare voce a chi non ce l’ha.

 

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