Se va in scena l’amnesia

Se va in scena l’amnesia
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Quando Silvio D’Amico fonda a metà degli anni trenta del novecento l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica vorrebbe che a presiederla fosse chiamato il grande regista francese Jacques Copeau, cattolico come lui. Mussolini, invece, di rimando suggerì che, se proprio doveva essere presieduta da uno straniero, meglio sarebbe stato affidarla ad un russo, nonostante da qualche anno in quel paese governassero i bolscevichi. A quel tempo, in Italia risiedevano sia l’attrice Tatiana Pavlova, che si spacciava per allieva di Stanislavskij, in realtà aveva lavorato con la Kommissarzèvkaia, sia Pietro Sharoff che, invece, aveva proficuamente collaborato col grande maestro russo, padre del teatro moderno. Fu scelta la Pavlova che si dimostrò inefficace mentre Sharoff fu dirottato sul Centro di cinematografia. Più tardi, diresse una famosa scuola di recitazione che prese addirittura il suo nome e che ha continuato per alcuni anni ad operare nella capitale formando alcuni tra i migliori attori italiani del secondo dopoguerra. Il suo modo di dirigere farà scuola; le sue regie, soprattutto quelle cechoviane avevano dentro il clima e la memoria delle grandi regie russe. Il grande Ripellino continuamente chiedeva a Sharoff notizie su quei maestri della scena russa primo novecentesca che lui studiava su documenti, memorie e foto d’archivi. Sharoff con grande generosità introdusse lo studioso in quel mondo così effervescente e unico, che aveva saputo rivoluzionare la messa in scena contemporanea. I documenti che Ripellino analizzava diventavano vivi attraverso la memoria di Sharoff; egli, sapeva restituire a quel magico periodo il respiro della vita. Presto, però, fu dimenticato. Messo all’angolo si trasferì in Olanda. Alla sua morte, finanche la sua ricchissima corrispondenza con Stanislavskij e Mejerchol’d, non fu trattenuta qui in Italia. Infatti, dopo un pallido interessamento della biblioteca del Burcardo, il ministro della cultura olandese manifestò il suo interessamento per quei documenti e li richiese per poterli degnamente conservare. E l’Italia perse così una grande occasione. Detto questo, vi chiederete perché sono venuto oggi a parlarvi di Sharoff? Lo faccio, forse, perché il Napoli Teatro Festival di quest’anno dedica molto spazio al grande drammaturgo russo Anton Cechov (morto nel 1904, esattamente 110 anni fa). Mi piaceva allora ricordare che insieme all’indimenticabile Giardino dei ciliegi di Giorgio Strehler sarebbe opportuno ricordare anche la straordinaria operatività di Sharoff che, a modo suo, a contribuì efficacemente a svecchiare il teatro nel nostro paese.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *