Seguiamo la strada della rinuncia ai beni

Seguiamo la strada della rinuncia ai beni
di Michele Santangelo

XXVIII domenica del tempo ordinario
XXVIII domenica del tempo ordinario
Non esiste un tempo più adatto di un altro per poter ricevere l’insegnamento della Parola di Dio, così come non ci sono luoghi o persone ai quali questo insegnamento non  possa essere diretto. La Parola di Dio è per sempre, è per tutti, è per dovunque. Essa coglieva nel segno migliaia di anni fa quando era rivolta attraverso i profeti ai popoli dell’Antico Testamento e coglie nel segno oggi, quando viene rivolta agli uomini del secolo presente e dei futuri e in ciascun luogo dove si trova un uomo. È la sensazione che si prova nel riflettere sui brani della Bibbia di questa domenica. Essi, infatti, sembrano costruiti su misura per questo nostro tempo in cui gli uomini sembrano disorientati, il relativismo regna sovrano, tanti predicano certezze che poi alla verifica dei fatti si rivelano menzogne ed indicano agli altri percorsi che essi stessi non sono capaci di seguire, propongono sistemi per abolire la corruzione ed essi stessi sono corrotti. Con chi e con che cosa si confronta il proprio agire, il proprio modo di pensare? I termini di paragone sono forse il prestigio, la ricchezza, il benessere esclusivamente materiale. Eppure esiste un termine di paragone, la Parola di Dio, che, ci avvisa S. Paolo, è viva, efficace, capace di dirigere i sentimenti e i pensieri del cuore e nulla può rimanere nascosto al suo passaggio. Il messaggio che ne deriva è un messaggio esigente, che capovolge gli schemi abituali e soprattutto mette a nudo l’ipocrisia  e certa “rispettabilità” solo di facciata che poco incide sulla pratica di vita. La liturgia ci presenta nella prima lettura l’esempio di Salomone, la cui saggezza è rimasta proverbiale. Il giovane re, al Signore che in sogno gli dice di chiedere qualunque cosa voglia, risponde pregandolo di concedergli prudenza e lo spirito di sapienza, (che non è l’istruzione o la cultura intesa come somma di conoscenze, ma il senso profondo della vita), preferendo questo a “scettri e troni, stimando un nulla la ricchezza”, “tutto l’oro al suo confronto,  un po’ di sabbia…e fango l’argento”; salute e bellezza e la stessa luce, agli occhi  del figlio del re Davide appaiono meno importanti di essa. Il brano del libro della Sapienza, letto alla luce del brano del vangelo acquista un significato ancora più vivo. D’altra parte si sa che il Nuovo Testamento è un completamento e un’attualizzazione del Vecchio. Lo Spirito di sapienza, così amato da Salomone, interpretato dallo stesso Gesù produce effetti ancora più radicali, va verso la sublimazione richiesta da un termine di paragone che è l’amore di Dio nei confronti dell’uomo ed espresso da Gesù stesso con la sua morte in croce. Al giovane, ricco e certamente contento del suo stato, vissuto, peraltro, nell’osservanza dei comandamenti, non basta la retta coscienza di non aver fatto il male, cosa che è già in linea con la vita eterna alla quale egli tende; aspira a qualcosa che va oltre il normale che ogni uomo deve fare già solo perché esiste. E per questo Gesù gli indica una strada veramente ardua, quella della rinuncia totale a tutti i suoi beni e soprattutto a beneficio dei poveri. Una richiesta che gli procura però tristezza: egli “se ne andò afflitto, perché aveva molti beni” e la condivisione con i poveri era veramente troppo anche per lui che vede più ciò che deve lasciare che ciò per cui il Signore lo chiama. Ma non per questo Gesù lo disprezza, lo aveva già guardato con sguardo d’amore; osserva però che è molto difficile per quelli “che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” E tra i discepoli si commentava: “E chi può essere salvato?”  “Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”. Dove la debolezza dell’uomo prende il sopravvento, supplisce la grandezza della misericordia di Dio.

 

 

redazioneIconfronti

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