Seguire la luce per non precipitare nelle tenebre

Seguire la luce per non precipitare nelle tenebre
di Michele Santangelo

LUCE veraL’atmosfera festosa delle celebrazioni natalizie ha attirato l’attenzione di tutti su aspetti che potrebbero anche aver fatto perdere di vista il significato più profondo dell’avvenimento che si è voluto ricordare, cioè la venuta di Gesù in mezzo agli uomini, il Figlio di Dio fatto carne. Egli per essere nella storia con le caratteristiche materiali di ogni uomo, ha voluto ripercorrerne le tappe esistenziali a cominciare dalla nascita in una situazione perfino più precaria di quella della maggior parte dei nati da donna, viste le circostanze in cui l’evento si verificò: nasce in una stalla, è costretto a fuggire in Egitto, cresce nella fatica, soffre il freddo, il caldo, la fame, la stanchezza. Nei giorni scorsi tutto questo è stato molto ben descritto nei brani di vangelo tratti dai primi capitoli degli evangelisti Matteo e Luca, i quali parlano della nascita di Gesù considerata, per così dire dal basso, cioè dal punto di vista terreno. Ci siamo, così, emozionati, e giustamente, nel contemplare questo bambino la cui unica sicurezza ci è sembrato fossero le braccia della Sua Madre che lo tiene stretto, con volto sereno, pur nella consapevolezza dell’annuncio di Simeone secondo il quale anche a Lei una spada Le avrebbe trafitto il cuore. In ogni modo la luce del Natale continua ad effondersi anche in questa II domenica dopo Natale. Però il vangelo di Giovanni, il teologo ante litteram, quasi a richiamare la necessità di una riflessione teologica calma e profonda sull’ingresso del Figlio di Dio nel mondo, parla del portentoso avvenimento da una prospettiva diversa rispetto agli altri due evangelisti. Lo fa partendo dall’alto e in modo molto solenne, nel prologo al suo vangelo, elevando l’inno al Logos, al Verbo, alla Parola: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”. L’unigenito Figlio di Dio, Dio come il Padre, è dunque il Verbo, cioè la Parola divina, che ha creato il mondo; è Colui nel quale sta la vita, che egli ha voluto comunicare agli uomini facendosi carne, vale a dire diventando uno di noi. Il che non significa che Dio è stato ridotto alla nostra portata, ma che noi, con la sua venuta siamo stati trasferiti alla  portata di Dio, dopo essere stati liberati. Sant’Agostino afferma: “il Figlio di Dio si è fatto uomo, perché gli uomini si facciano figli di Dio”. Il centro di tutto il ragionamento di Giovanni sta  proprio nella frase: “Verbum caro factum est”, il Verbo si è fatto carne e in principio era presso Dio, in dialogo, in comunione di vita all’interno della Trinità. In questo misterioso dialogo siamo entrati in campo anche noi, secondo l’insegnamento di S. Paolo: “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo”. Ma essere adottati da Dio come figli è un dono incomparabile che non avviene in automatico e non è neppure generalizzato. La condizione per riceverlo è la disponibilità ad accoglierlo. Dio lascia tutti pienamente liberi di accettarlo e non lo fa giungere a chi non si mette in atteggiamento di ricerca. È necessaria, cioè, la libera decisione di riconoscere in Gesù il Suo inviato, quello che è l’unico capace di rivelarlo agli uomini, il Maestro  che insegna le Sue verità ed è la via per giungere al Padre.  “Io sono la via, la verità, e la vita”. Per far comprendere la grandezza del dono all’umanità, Giovanni paragona alla luce la venuta del Figlio di Dio. Quello della luce, infatti, è un simbolo di facile ed immediata comprensione ed è molto presente anche nel linguaggio comune. Basti pensare che per indicare la nascita, si usa dire “venire alla luce”. Le prime parole del Creatore furono: “Sia la luce”. Giovanni dice ancora, parlando della venuta del Figlio di Dio: In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le  tenebre non l’hanno accolta”. Come sul piano fisico senza la luce che promana dal sole non c’è vita, così sul piano spirituale, senza la luce divina, regnerebbero sulla terra tenebre e morte. E la luce è Lui, Cristo.  È stato mandato nel mondo ad accompagnare e rischiarare i giorni così spesso tenebrosi dell’umanità. Gesù stesso lo dice di sé: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

redazioneIconfronti

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