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Sei ore di lavoro in più per i docenti con la stessa paga

Sei ore di lavoro in più per i docenti con la stessa paga
di Barbara Ruggiero

Foto: lettera43.it

24 ore settimanali di lavoro anziché 18 con la stessa retribuzione. È quanto prevederebbe la bozza della cosiddetta “legge di stabilità”. L’innalzamento delle ore di lavoro riguarderebbe solo i docenti delle scuole medie e superiori. Si tratta di un aumento significativo, di oltre il 30% del carico di lavoro, senza che sia previsto alcun aumento del salario, con stipendio bloccato al 2009.
La notizia è stata accolta male dai sindacati della scuola e dagli stessi docenti che subito si sono mobilitati con petizioni cartacee e on line per far sì che il progetto non venga attuato. Una petizione, pubblicizzata tramite social network, sfiora oramai quasi le trentamila firme, con oltre 300mila “mi piace” su Facebook. A lanciare la petizione su firmiamo.it è stato un docente di lettere del palermitano, Pietro Causi. Il titolo della petizione è emblematico: “No alle cattedre di 24 ore. Fermiamo il ministro Profumo”
“Se dovesse passare il piano che il Ministro dell’Istruzione ha intenzione di proporre – si legge nel testo della petizione – le condizioni di lavoro degli insegnanti di ruolo diventerebbero a dir poco disumane. Facciamo un esempio. Un insegnante di francese delle medie, per arrivare a 24 ore, dovrebbe insegnare in dodici classi, partecipare alle riunioni di dodici consigli di classe (lavorando così per molte ore pomeridiane in più, che peraltro non verrebbero computate) e correggere un numero spropositato di verifiche scritte (anche questo lavoro non computato per lo stipendio mensile).
In ogni caso, l’aumento naturale degli impegni pomeridiani andrebbe a sottrarre tempo alla fase della preparazione delle lezioni e del materiale didattico, con un naturale scadimento della qualità dell’insegnamento. La cosa peggiore, però, è che l’aumento delle ore di un terzo rispetto a quelle attuali comporterebbe anche un taglio di un terzo delle cattedre attualmente presenti nel nostro paese!
Le conseguenze, in termini di costi umani, sarebbero perniciose. I precari, che in tutti questi anni hanno sopperito a tutte le situazioni di emergenza che si sono create nella scuola italiana, perderebbero la speranza di lavoro. Un terzo degli insegnanti di ruolo (in genere i più giovani) potrebbero invece perdere il posto nelle loro sedi di titolarità, e, precarizzati a loro volta, diventerebbero il serbatoio umano (probabilmente pagato a cottimo) per le ore di supplenza che attualmente sono affidate con contratto a tempo determinato proprio ai precari. E’ dunque un dovere sociale firmare questa petizione, per difendere la qualità dell’istruzione delle nostre scuole e per tutelare la qualità di centinaia di migliaia di vite umane che, senza alcuna responsabilità, pagherebbero il costo di una crisi che non hanno causato”.
Ma cosa prevede il decreto tanto osteggiato dagli insegnanti? In soldoni, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze finora assegnate a migliaia di precari, che direbbero così addio a stipendio e assunzioni per i prossimi anni. Secondo i sindacati, una decisione del genere comporterebbe la cancellazione di circa 30mila supplenze e la moltiplicazione del lavoro che gli insegnanti dovrebbero portarsi a casa.
I sindacati della scuola – Cisl, Uil, Snals e Gilda – hanno proclamato una giornata di sciopero generale per il prossimo 24 novembre.

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