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Semiconvitti, il Comune così “consegna” i minori alla camorra

Semiconvitti, il Comune così “consegna” i minori alla camorra
di Aniello Manganiello

Foto: ilvaglio.it

La manifestazione dell’altra mattina in Piazza Municipio, a Napoli, in difesa di semiconvitti e case famiglia, che sono senza soldi perché da anni il Comune di Napoli se ne disinteressa, evoca una situazione che si è purtroppo incancrenita. Quando ho visto le suore inscenare la protesta con le catene ai polsi, ho ricordato che anche a me toccò di protestare con vivacità sotto Palazzo San Giacomo per lo stesso motivo, e purtroppo senza alcun esito apprezzabile.
È una situazione assurda, che manifesta l’assoluta irresponsabilità del Comune di Napoli, che attraverso i servizi sociali invia questi minori ai semiconvitti e alle case famiglia per sollevarli dal loro stato di povertà e disagio. Sono proprio i servizi sociali del Comune, infatti, a svolgere questo lavoro di monitoraggio di una situazione grave, che dovrebbe essere seguita con molta attenzione dalle istituzioni e in particolare dal sindaco. Quando si individuano le situazioni limite l’assessore ai servizi sociali si impegna per iscritto con la somma di circa 15 euro al giorno, da versare ai semiconvitti che saranno scelti di volta in volta per l’affidamento di quei minori. Nonostante quest’opera svolta nel silenzio per il Comune in favore dei minori, da anni, l’amministrazione comunale non tiene fede agli impegni assunti verso queste benemerite strutture. Alcune istituti per l’accoglienza dei ragazzi hanno dovutochiudere per mancanza di fondi e, se la situazione continuerà ad essere questa, altre strutture chiuderanno al più presto per mancanza di fondi.
Quando il Comune per un servizio come quello destinato ai minori a rischio (provengono, in genere, da famiglie legate alla camorra o da nuclei dove sono presenti fenomeni di alcolismo, tossicodipendenza e soprattutto miseria) accumula debiti per milioni, rendendo di fatto impossibile la somministrazione dei pasti alla mensa, finisce per gettare tanti ragazzi nelle braccia della camorra. A volte, come ebbi modo di ricordare in un capitolo del mio libro “Gesù è più forte della camorra”, si tratta di minori che hanno subito violenze di ogni tipo proprio nell’ambito familiare. Quando in passato siamo scesi in strada e abbiamo dimostrato in Piazza Municipio abbiamo ottenuto in cambio soltanto vaghe, genericissime promesse, segno che la vita di quei minori non interessa davvero. Perciò il sindaco De Magistris deve dimostrare nei fatti di essere dalla parte di quei ragazzi, dando un seguito alle promesse fatte in campagna elettorale. Basta con le parole…
La situazione negli ultimi anni si è aggravata e, perlomeno fino a quando sono stato io a Scampia, il nostro Centro è andato avanti quasi esclusivamente per il sostegno della sede centrale dell’Opera Don Guanella. Nel 2007, per affrontare la situazione dei semiconvittori e delle case famiglia e per ridurre l’esposizione nei nostri confronti, il Comune di Napoli chiese un prestito alla Deutsche Bank, probabilmente offrendo beni in garanzia. Né allora né dopo sono state mai individuate soluzioni definitive, in grado di avviare il problema a soluzione. Ed è stata una grande delusione, che ha dimostrato come le amministrazioni di sinistra succedutesi nel tempo non abbiano mai svolto una reale politica di contrasto al disagio sociale, ma hanno dato vita soltanto a interventi a pioggia attraverso progetti spesso portati avanti da associazioni “sospette”, nate in alcuni casi proprio per ottenere o gestire i finanziamenti assegnati con finalità a dir poco clientelari.
Il rischio di interrompere il servizio è quotidiano, io finché sono stato a Scampìa quel rischio l’ho superato con l’aiuto di Dio e con la carità che ho chiesto (e molto spesso ottenuto) per i miei ragazzi.

Nella Napoli di De Magistris si incatenano anche le suore

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