Senza Cavaliere, Matteo al palo

Senza Cavaliere, Matteo al palo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Quando una squadra di calcio stenta nel gioco e nei risultati, il primo ad essere messo sotto accusa è l’allenatore. Eppure, in campo ci vanno i giocatori. Certo la tattica, i moduli, nel calcio moderno hanno assunto un ruolo preminente ma se le gambe degli atleti non tengono, se manca talento e determinazione non c’è nessuna tattica o modulo che tenga. In una situazione del genere, inoltre, mai il presidente del club si chiede se a sbagliare sia stato proprio lui nel fidarsi a monte di quell’allenatore o del suo direttore tecnico, magari facendo acquisti sbagliati o poco fruttuosi per il gruppo. Insomma, sacrificare il responsabile tecnico, in questi casi, è la prassi più comoda per tutti: società e tifoserie. Anche in politica, in queste ore, mi pare si sia arrivati ad una situazione del genere. Mandare via un deludente Letta è stato, da questo punto di vista, un gioco da ragazzi. Dieci mesi passati a galleggiare, fare melina a centro-campo, senza nessuna azione degna di questo nome se non una catena di errori di ministri che alla prova dei fatti si sono mostrati assolutamente inadeguati, senza alcun sussulto e, soprattutto, senza dare alcun segno di discontinuità ad un paese sempre più stremato da una crisi che stenta a passare. In tale clima, i pallidi segni positivi che si cominciano ad intravedere in economia, sono completamente offuscati da una disoccupazione giovanile mai così alta nella storia del dopoguerra e da imprese che non ce la fanno più, strette nella morsa creditizia e un fisco vampiro che chiede loro sempre più soldi. Uno stato con un apparato amministrativo elefantiaco ed eccessivamente costoso che, tra l’altro, non onora i suoi debiti facendo aspettare per anni i suoi creditori. Detto questo, è possibile oggi immaginare che basti l’energia di un fresco e giovane rampante qual è Renzi, a cambiare le cose e riportare l’Italia in alta classifica (per rimanere nella metafora calcistica)? In realtà, dalle prime dichiarazioni e con la pregiudiziale di SEL e dei Cinque Stelle, Renzi dovrà, per comporre il suo governo, lavorare nello stesso perimetro politico di Letta. Stessi partiti, stessi uomini che hanno già fatto sapere che gli ostacoli sulla sua strada non saranno pochi. Intanto, un governo che duri l’intera legislatura può convenire soltanto ai piccoli partiti; essi, infatti sono stati i soli a brindare, veramente. Inoltre, per il segretario dei democratici non sarà facile governare con una maggioranza e tentare di fare le riforme con un’altra maggioranza. In questa seconda maggioranza, diventerà per lui molto più insidioso l’abbraccio col Cavaliere. Quest’ultimo diventerà di nuovo determinante per la politica italiana e la credibilità del sindaco fiorentino. Parliamoci chiaro, con le casse dello stato vuote le uniche riforme che si possono fare sono quelle a costo zero, cioè quelle istituzionali. Su queste riforme, Renzi ci ha messo la faccia e su queste si gioca tutta la sua credibilità. Se Berlusconi, però, bloccasse questo processo, statene certi, comincerà per Renzi una lunghissima quaresima che lo logorerà in breve tempo. Gli italiani, a quel punto, non capirebbero davvero più nulla e il paese precipiterebbe in una fase ancor più buia. Mi auguro di sbagliare ma i primi segnali non sono certo confortanti. A tutti è sembrata una congiura di Palazzo, una resa di conti, una lotta fratricida di potere, dove, purtroppo, sono continuati a rimanere sullo sfondo i problemi veri e dolorosissimi di una gran parte d’italiani che proprio non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena.

(I Confronti – Le Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

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