Separati per il sussidio dello Stato. Monti lo sa?

Separati per il sussidio dello Stato. Monti lo sa?
di Roberto Lombardi

Ho dei vecchi amici: li ho conosciuti da poco, ma si tratta di persone assai anziane. Una coppia: marito e moglie. Persone per bene, lavoratori, che hanno cresciuto figli e ora si danno da fare per i nipoti. Qualche traversia passata li costringe ancora a lavorare e a non potersi godere una pensione; lui è un bravo artigiano, lei non lavora più. Qualche tempo fa, anche su consiglio dei familiari, hanno inscenato una finta separazione, nel senso che sono andati dal Giudice per chiedere una sentenza che li ha dichiarati separati anche se continuano a stare insieme, a litigare e a darsi da fare per andare avanti. Insomma, sono sposati in forma e sostanza, ma il provvedimento del Giudice consente oggi alla moglie di godere di sussidi statali che aiutano entrambi a tenere in equilibrio il precario bilancio familiare; un aiuto economico del quale non avrebbero potuto usufruire da marito e moglie. Una decisione, quella di separarsi, sofferta, subita e poi accettata. Pochi giorni fa hanno festeggiato 50 anni di matrimonio: le nozze d’oro – una sentenza, pure ufficiale, non può fermare la sostanza di cui è fatta la verità. Si sono recati in chiesa e il sacerdote, al corrente dei fatti, non ha fatto mancare, con carità cristiana, la benedizione di Dio alla loro unione che, ai Suoi occhi, non può che essere ancora viva e solida. A un certo punto il prete ha citato i Vangeli: «È lecito al marito ripudiare la moglie per qualsiasi motivo?». E la risposta è arrivata dalla stessa fonte: «L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto».
Questo resoconto per richiamare l’attenzione su uno dei tanti frammenti in cui è divisa l’Italia che ci tocca conoscere di questi tempi. Un’Italia di tante, troppe storie uniche, legate da un filo sottilissimo, troppo esile per reggerle tutte e per tracciare una linea chiara della direzione che ha preso il Paese. L’Italia dei pochissimi che possono godere di leggine tutte per loro, solo per loro, che li salvino da accuse, condanne, o dalla galera. L’Italia del ristretto numero di persone che possono contare su un decreto che salvi loro la poltrona di presidenza di un qualche ente statale. L’Italia piccolissima di chi non tollera che ci si rivolga loro senza un appellativo: Avv. Dott. Ing. Prof. Cav.
Chi ci governa – ma c’è qualcuno di là che ascolta? – sa che esiste un’Italia, fatta di pochi, pochissimi (chi li festeggia oggi 50 anni di matrimonio?), che ha dovuto rinunciare anche a quel poco di dignità che gli era rimasta e arrivare a compromessi con la propria coscienza e le proprie convinzioni religiose per tirare avanti? Una piccola Italia che deve fingere di non essere più sposata, che deve vivere col trucco, per permettersi l’aiuto dello Stato. Per questi pochi, oltre ai sotterfugi, lo Stato ha una leggina, un decreto, un pensierino?
E un’altra domanda: invece le due Italie enormi, vaste, come l’Italia corrotta e delinquente e quella cattolica, come stanno insieme?

redazioneIconfronti

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