Dom. Lug 21st, 2019

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Sequestro Calevo, liberato il giovane imprenditore

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Tre persone sono state fermate, due sarebbero del posto

È stato liberato questa mattina l’imprenditore spezzino Andrea Calevo (foto), 31 anni, che era stato rapito la notte del 16 dicembre scorso dalla sua villa sulle alture di Lerici. A liberare il giovane sono stati, in una operazione congiunta, polizia e carabinieri. L’ostaggio era prigioniero a Sarzana (La Spezia) in uno scantinato senza finestre, nell’abitazione di uno dei sospettati. Tre persone sono state fermate e la loro posizione è al vaglio degli inquirenti. Da giorni, il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce, che guida la Direzione distrettuale antimafia che ha coordinato l’indagine, esprimeva ottimismo. Calevo era stato portato via da almeno tre banditi armati che lo avevano atteso la notte del 16 dicembre davanti alla sua villa. Minacciandolo con le pistole lo avevano costretto a farsi aprire la casa: legarono la madre, si fecero aprire la cassaforte e portarono via 3000 euro. Poi, uno di loro, con accento slavo, aveva detto alla donna: «Ora lo portiamo con noi, te lo rimandiamo presto». Fuggirono con la sua auto, una Audi A1, che venne ritrovata nel fiume Magra non distante dal luogo del rapimento. Poi silenzio. Non ci sarebbero state richieste di riscatto. In questi giorni di attesa, per due volte la sorella Laura ha lanciato appelli ai rapitori «Fateci sapere se Andrea sta bene». La frase è sempre stata questa. Hanno temuto i familiari, hanno temuto gli amici. Hanno temuto gli investigatori che hanno definito il sequestro anomalo. Ma con il passare dei giorni il procuratore Di Lecce ha fatto intendere che gli indizi stavano andando al loro posto. Sono stati perquisiti casolari, campi nomadi, altre abitazioni. Una attività che ha permesso a carabinieri e polizia di trovare tracce per poter arrivare a chiudere il cerchio intorno ai banditi. Stamani l’epilogo. «Calevo è casa, nella sua villetta di Lerici. Ha riabbracciato i famigliari e sta bene. L’ho accompagnato a casa insieme al comandante dei Ros di Genova». Lo ha detto il capo della Squadra Mobile di La Spezia, Girolamo Ascione. «Mi ha detto che ha avuto paura – ha aggiunto – ma non ha smesso un minuto di ringraziare le forze di Polizia e lo Stato» per l’operazione congiunta che ha portato alla sua liberazione. «Il blitz è scattato all’alba, sapevamo il punto. Il covo era già noto dalle ore precedenti. Poi, quando abbiamo capito che l’ora era giusta, siamo entrati». Ha spiegato invece il prefetto Gaetano Chiusolo, direttore della Dac (Direzione centrale anticrimine). «Le attività tecniche di questi giorni di indagine – spiega il prefetto – ci hanno permesso di risalire ai tre fermati». «La task force che ha portato alla liberazione dell’imprenditore – rimarca Chiusolo – era formata in tutto da 200 persone tra polizia e carabinieri, ognuno compiti propri». Il capo della Dac ha riferito anche le prime parole di Calevo: «Ho paura di morire – ha detto Andrea – voglio ricevedere mia madre e mia sorella». «Calevo –ha chiarito ancora Chiusolo – aveva la catena ma non era legato. Nessuna parola dei suoi rapinatori, evidentemente si rapportavano a lui incappucciati». «E’ una grande soddisfazione –conclude – abbiamo liberato il giovane a tempo di record grazie a una straordinaria sinergia delle forze dell’ordine».
Sarebbero di Ameglia, in provincia della Spezia, i due fermati italiani per il sequestro di Andrea Calevo. Secondo quanto si è appreso, sarebbero zio e nipote. Il più anziano era un cliente di Calevo. Ameglia dista pochi chilometri sia da Lerici

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