Sgabelli, poltrone e i nuovi media

Sgabelli, poltrone e i nuovi media

Questo articolo del professor Massimo Adinolfi apre la raccolta degli atti del I Congresso dell’Informazione Turistica, svoltosi ad Ascea il 12 ottobre scorso, atti pubblicati sull’ultimo numero della rivista “Il Paradosso”.

di Massimo Adinolfi
Il filosofo Massimo Adinolfi
Il filosofo Massimo Adinolfi

Per non accontentarsi di una semplice riverniciatura di parole, bisogna perlomeno sapere che la poltrona è l’ablazione del sedere, prima di cominciare a scrivere di comunicazione e informazione in un mondo che le tecnologie della comunicazione stanno rivoluzionando. Che cosa c’entrano le poltrone con i nuovi media? C’entrano, perché sono prese ad esempio dal più geniale massmediologo del Novecento, Marshall McLuhan. Che non esitava a includere nella famiglia dei mezzi di comunicazione, accanto alla carta e all’elettricità, anche le poltrone o le tazze, e a pari titolo. Per lo studioso canadese, mezzo di comunicazione è infatti tutto ciò intorno a cui si riconfigura un’intera trama di rapporti sociali ed esperienze individuali, che sono sempre funzione di una certa organizzazione dello spazio e del tempo. La quale, per l’appunto, dipende anche da cose come le tazze e le poltrone (benché non allo stesso modo e con la stessa portata della carta o dei computer).

Se per esempio avete fatto esperienza della poltrona, se il vostro sedere ha subito e apprezzato la delicata ablazione della coinvolgente seduta nella poltrona, la vostra idea di riposo, di comfort, di benessere, e più in generale la vostra maniera di fare esperienza del tempo ne riuscirà modificata: avete probabilmente già compiuto un primo passo verso il più vicino centro benessere. O perlomeno: nel vostro orizzonte mentale il centro benessere è ormai una possibilità, forse un desiderio, magari persino un bisogno.

Se poi avete intenzione di prendervi anche una vacanza, non sarà ormai estranea alla vostra scelta il grado di confidenza ed affezione stabilitosi fra il vostro posteriore e la vostra seduta preferita. Un mondo intero, nei giorni feriali e in quelli festivi, sarà per l’appunto modificato da quella esperienza, come voleva McLuhan.

Figuriamoci ora cosa accade quando il salto tecnologico non avviene fra lo sgabello e la poltrona, ma fra l’inchiostro e i pixel di uno schermo, fra la carta stampata e il web, fra i giornali e i siti on line: nulla sarà più come prima. «Ceci tuera cela», grida Frollo in una pagina celebre di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, spesso citata da Umberto Eco. «Ceci», l’assassino, è la stampa quotidiana, e la vittima è nientedimeno che la millenaria cattedrale. La profezia del diacono non si è avverata: la prima chiesa di Parigi è ancora lì, a far bella mostra di sé. Ma appunto a far mostra, perché il numero dei fedeli che vi entrano a sentir messa è infinitamente più piccolo del numero dei turisti. Non è più in chiesa, voleva in effetti dire Hugo, che gli uomini troveranno il loro nutrimento spirituale, ma sempre di più nei fogli di giornale. Non si è sbagliato di molto. Ed ora che un nuovo cambiamento investe il mondo della carta stampata si può forse dire allo stesso modo che questo, il web, l’informazione online, ucciderà quella, la stampa: non necessariamente nel senso che quest’ultima sia destinata a scomparire, ma certo nel senso che il cibo spirituale è sempre più dispensato altrove che non sulle pagine dei giornali. E un mondo intero muta, nelle sue coordinate spazio-temporali, in ragione di ciò. A quante cose tocca oggi il trattamento ablativo (non sempre, peraltro, comodo e morbido come quello procurato da una poltrona)! L’informazione è una di queste. Pezzi interi della maniera di fare giornalismo sono non cancellati, ma certo assai ridimensionati e profondamente modificati da motori di ricerca, posta elettronica e videocamere portatili. E come non vedere che anche il turismo cambia profondamente natura, ora che i suoi luoghi e le sue mete sono rese disponibili online prima ancora di essere raggiunte fisicamente.

La mediatizzazione ultra-tecnica dell’esperienza, per dirla più seriamente lasciando finalmente perdere le poltrone non lascia tali e quali nemmeno i fiumi o le montagne, figuriamoci se non comporta altre ablazioni, altre trasformazioni e altre sostituzioni. La professione giornalistica non è più la stessa, il confine tra informazione e comunicazione si è fatto più labile e incerto. E i luoghi cambiano sotto i nostri occhi, subiscono nuove territorializzazioni e nuove deterritorializzazioni, e i nostri stessi occhi cambiano con essi.

Guardando a questo scenario in così profondo mutamento, la Fondazione Alario ha deciso di non tirarsi indietro, e di provare anzi a riflettere sull’informazione turistica e sulla inedita figura del geo-giornalista. Il mio augurio, è che si possano seguire i risultati di questi lavori in corso con la massima attenzione, restando certamente ben incollati alle rispettive poltrone. Ma solo per capire meglio il mondo che, tutti, ci aspetta là fuori.

redazioneIconfronti

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