Show in tv di Schettino ad un anno dal disastro della Concordia

Show in tv di Schettino ad un anno dal disastro della Concordia

Le commemorazioni per le 32 vittime del naufragio della Costa Concordia, avvenuto un anno fa davanti all’isola del Giglio, sono cominciate questa mattina con la ricollocazione dello scoglio che era stato strappato via dalla nave, e che aveva aperto uno squarcio di 50 metri sul fianco sinistro dello scafo. L’operazione è stata salutata dal suono prolungato delle sirene dei traghetti, per 32 volte, quanti i morti causati da questa tragedia. A bordo di uno dei traghetti c’erano i familiari e i parenti delle vittime del disastro a bordo di uno dei traghetti. Tra di loro, la madre della piccola Dayana: un lieve malore appena a terra e le ha impedito risalire sulla barca per portare i fiori al relitto. Il pezzo di granito è stato calato in mare da un rimorchiatore con un argano. E in questo giorno così difficile per i parenti delle vittime es i sopravvissuti torna a parlare, a difendersi, anche l’ex comandante Schettino. «Quello non era un inchino, era un passaggio vicino all’isola, pianificato con Costa. Io avevo indicato una rotta che passava a circa mezzo miglio dalla costa del Giglio, circa 600 metri». Ha detto Francesco Schettino, in un’intervista a Domenica In. «Se il timoniere avesse capito bene, la nave sarebbe passata senza che succedesse nulla». E’ la linea difensiva dell’ex comandante. L’accusa di aver abbandonato la nave? «L’avrei capita se la Concordia fosse affondata dritta, ma la nave si è ribaltata». Schettino spiega così perché si trovò su uno scoglio mentre era ancora in corso l’evacuazione da parte dei passeggeri e dell’equipaggio. «La nave si è capovolta e i bracci delle gru stavano intrappolando l’ultima scialuppa utilizzata per fare la spola con la terraferma», ha raccontato. «Ho visto la scialuppa e l’ho liberata dai ganci e sono messo al posto del timoniere». Comunque, ha proseguito, «a mezzanotte e dieci circa, e c’è una telefonata a Ferrarini che lo conferma, io sono stato l’ultimo ad uscire dalla nave dal lato sommerso». Schettino ha anche ribadito di aver dovuto fare i conti con il vento che spingeva la nave: «Una cosa è fermarsi a 800 metri da terra, un’altra è portare la nave in acque sicure». «Forse c’è stato cedimento strutturale – ha poi spiegato riferendosi ai portelloni – e abbiamo imbarcato molta acqua. Se avessimo fatto l’abbandono nave in mare, la nave si sarebbe inabissata verso le 11, invece abbiamo avuto un’ora e un quarto in più per fare lo sbarco». Infine il comandante di Meta di Sorrento ribadisce: «Dall’ultimo 13 gennaio per tutti i giorni della mia vita futura, in modo strettamente personale, io avrò sempre qualcosa nel mio cuore che mi legherà all’evento e alle famiglie delle vittime. Il dolore a mio avviso non va esibito, è qualche cosa che noi ci portiamo dentro». «Quello che io posso dire -ha aggiunto- è di volermi unire sentitamente al dolore di tutte le vittime, dei famigliari delle vittime».
Gli fa da contraltare il comandante Gregorio De Falco. La notte del naufragio della Costa Concordia «la strada era smarrita e andava ripresa»: così l’ufficiale della Capitaneria di Porto spiega il contenuto ed il tono delle sue telefonate al comandante Francesco Schettino, tra cui quella ormai famosa del “vadabordocazzo!”. «Io – ha detto in una intervista trasmessa da ‘Domenica in’ – devo raggiungere uno scopo e lo scopo delle capitanerie è quello di salvare le persone. Cosa che bisogna fare invitando le persone a riprendersi la responsabilità».

m.amelia

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