Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Sì alla festa ma occorrono subito nuove regole

Casciello
di Gigi Casciello

CascielloCi sono passioni che avvolgono, che identificano un popolo, che rimandano ragioni antiche, che riconducono ad un sentimento religioso ma che poi si confondono nell’irragionevole ma vera partecipazione popolare.
La festa dei Gigli di Nola è tutto questo. Anzi, lo era.. Non ci ha sorpreso la reazione all’appello di don Aniello Manganiello perché la festa di Nola venisse fermata per poi riportarla alle autentiche radici religiose e liberarla, dice don Aniello, da pericolose influenze malavitose. E, per dirla tutta, don Aniello, uomo e sacerdote che non ama mezze misure, dice chiaramente che a Nola con i Gigli balla anche la camorra. E se è comprensibile la reazione di quanti, pur non accorgendosi che con le proprie motivazioni (“solo i nolani possono capire”, “viviamo tutto l’anno per la festa”) finiscono per confermare il grande limite di una città e della sua festa, è sinceramente discutibile l’intervento del Vescovo Beniamino Depalma che esclude aprioristicamente le inquietanti contaminazioni denunciate da don Aniello. E per di più monsignor Depalma lo fa utilizzando lo stesso linguaggio di chi non ammette alcuna discussione sui Gigli dimenticando che per sgombrare il campo da ogni preoccupazione basterebbe proprio l’intervento della Chiesa particolare di Nola. E quando manca l’autorevolezza almeno ci si affidi all’autorità. Eppure credo che don Aniello esageri con il chiedere la sospensione della Festa. Non tanto per una presunta intoccabilità dell’evento ma perché non sempre con le provocazioni si raggiungono i risultati e soprattutto si salvaguarda il contenuto di una denuncia che resta legittima e da prendere sul serio. Ecco perché tutto questo non resti una polemica aperta da noi di “I Confronti” e rimbalzata sui principali quotidiani campani, mi pare opportuno percorrere la strada della proposta. E’ evidente che la Festa dei Gigli vada riorganizzata, ricondotta alla sua natura originaria ed allora, tanto per cominciare, sarebbe opportuno che con specifico intervento del Prefetto di Napoli vengano vietate le altre feste dei Gigli che da qualche anno si svolgono nell’hinterland napoletano; che venga fissata non oltre le due di notte il termine della sfilata della Gigli ed il ritorno in piazza Duomo; che vengano vietate le cene per la questua perché non è immaginabile che un Giglio costi fino a 100mila euro senza un’adeguata tracciabilità dei contributi presuntamente volontari; che sia il Comune a verificare la modalità di formazione della paranze con particolare attenzione alla scelta dei collatori.
Ed infine sarebbe il caso che i nolani capiscano che una città può anche vivere solo per la propria Festa ma solo se riesce a coniugare le ragioni della partecipazione popolare con la crescita e lo sviluppo dell’intera comunità. Esattamente il contrario di quanto accade a Nola dove ormai anche le elezioni comunali si vincono in virtù del sostegno delle paranze in una logica che annichilisce un’intera città e trasforma una risorsa (come dimenticare gli artisti della cartapesta?) in un’occasione perduta.
Tutto qui, con l’affetto di un non nolano che non ha più “riconosciuto” la Festa dei Gigli vissuta da bambino.

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