Lun. Set 16th, 2019

I Confronti

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Si è sciolto il sangue di San Gennaro dopo due ore di preghiere

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Senza sorprese negative il miracolo “minore” che vince la secolarizzazione
di Gianmaria Roberti

Un paio d’ore di preghiere, e il grumo di sangue si liquefa, davanti a una Cattedrale gremita. Quello del 16 dicembre è il prodigio minore di San Gennaro. Il meno esaltato dalla tradizione, che celebra più volentieri le ricorrenze del 19 settembre e del sabato precedente la prima domenica di maggio. E la minorità prevale sui reciproci sospetti tra credenti e razionalisti, che sulle ampolle del santo combattono la madre di tutte le battaglie. Lo scontro tra fede e ragione, sullo sfondo della modernità in bilico tra lumi e rinascita del sacro. Stavolta, il proscenio è tutto di quei cavalieri senza tempo e senza macchia che sono i deputati di San Gennaro. Il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli sventola il leggendario fazzoletto bianco alle 11,42, in rappresentanza di una delle istituzioni più antiche d’Italia: la Deputazione della Real Cappella del Tesoro, nata nel 1601, l’ultimo avamposto del regno di Napoli, disintegratosi 151 anni fa. Sono reliquie anche i nomi di questi blasonati chiamati a tramandare il culto del santo e custodirne le ampolle col sangue, nonché il ricchissimo tesoro, raccolto in sette secoli di donazioni di pontefici e regnanti: Caracciolo, Carafa, de’Medici, Imperiali, d’Aquino, di Somma, Carignani. Il prodigio di dicembre riesuma la Napoli nobilissima, ma anche quella popolare, grattata via dall’omologazione tecno-consumista della plebe cittadina: si commuovono e imprecano le parenti di San Gennaro, le anziane signore in prima fila che salmodiano e invocano il miracolo. Con la loro trenodia mai del tutto priva di grevi rimbrotti al Patrono, emblema di una devozione popolare sul crinale tra fede e superstizione. Il miracolo di San Gennaro, per la Chiesa, in realtà è un prodigio: non ha mai avuto, né forse mai avrà, il timbro della Congregazione per le Cause dei Santi. Ma è rispettato e celebrato come preziosa risorsa nell’era della secolarizzazione, e delle chiese svuotate dai credenti. Il Duomo di Napoli però fa eccezione, e si riempie, anche nella meno rinomata delle date consacrate al prodigio. Un tributo al santo che salvò la città il 16 dicembre del 1631, invocato durante una forte eruzione del Vesuvio, con la lava in marcia dalle rovine di Torre del Greco, ormai alle porte. Oggi come quel giorno, il sangue di San Gennaro si scioglie. La folla applaude, e sorride a quel santo ancora amato, nonostante tutto.

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