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Si sono venduti anche le telecamere dello stadio San Paolo

Si sono venduti anche le telecamere dello stadio San Paolo

Dovevano servire a rendere più sicuro il San Paolo, consentendo alla Digos di vedere nitidamente e da lontano tutto quello che accade sugli spalti. Invece di essere montati allo stadio, però, videocamere, macchine fotografiche e zoom erano finite su Ebay. Ed è stata proprio quella del sito di aste la traccia che gli agenti della Digos hanno seguito per identificare due ricettatori: uno, Vincenzo Fasano, è stato arrestato oggi. L’altro, invece, pur avendo dato un contributo alle indagini, si trova all’estero e per il momento è sfuggito alla cattura. L’inchiesta però è più ampia e va molto al di là del furto nella sede della Canon per il Sud Italia. Si indaga sul sabotaggio del nuovo, sofisticato e costoso impianto di videosorveglianza del San Paolo, realizzato sulla base delle indicazioni della Digos; sulla gestione dell’impianto precedente, affidata per anni senza appalto a una ditta che non possedeva i requisiti per occuparsene; sui tentativi che questa ditta ha fatto per accaparrarsi comunque i lavori, grazie anche all’aiuto di un dirigente del Comune e di uno del Calcio Napoli. Uno scenario preoccupante, come sottolinea nell’ordinanza il gip Luigi Giordano: per il giudice il San Paolo è «un luogo ben lontano dall’essere gestito nel rispetto di regole e forme», dove vige «una irregolarità gestionale con riferimento alle imprese deputate alla manutenzione». Il furto delle apparecchiature, secondo gli inquirenti, assieme alla distruzione delle fibre ottiche installate allo stadio, fa parte di un piano di boicottaggio che ha un aspetto preoccupante: è stato realizzato da qualcuno che aveva accesso alle strutture del San Paolo e ha potuto aggirarsi liberamente, tagliando con mano sicura i cavi. Fondamentale il contributo fornito alle indagini dalle intercettazioni, grazie alle quali sono stati ricostruiti i rapporti tra gli ex gestori dell’impianto di videosorveglianza e i dirigenti del Comune e del Calcio Napoli. Sempre grazie alle intercettazioni è stato possibile comprendere la totale assenza dei requisiti da parte della vecchia ditta, il cui titolare candidamente confidava: «Vogliono sapere se noi siamo idonei per lavorare con loro. Vogliono tutte le certificazioni e non le teniamo. Il D.U.R.C. (documento unico di regolarità contributiva, ndr) non lo teniamo… niente… nominativo corso… non teniamo niente noi … corso… nomina del medico… pure il medico… visite mediche… corso di formazione… non teniamo niente qua noi».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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