Sia di speranza questo Natale, Dio salva gli ultimi

Sia di speranza questo Natale, Dio salva gli ultimi
di don Aniello Manganiello
Matteo Rosselli, “Natività di Cristo” (XVII sec.)

Fare il bene a Natale.
La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. È forte il pericolo che il vero significato del Natale sia soffocato dalle manifestazioni esteriori e profane. Anche il presepio stesso, come avviene anche a San Gregorio Armeno, a Napoli, può diventare spettacolo impegnato in finalità estetiche o fantasiose più che nel richiamo alla rappresentazione dell’umile e sublime avvenimento della nascita del Salvatore.
Altro pericolo per il vero significato del Natale passa attraverso il fenomeno dell’idolatria moderna. Oggi l’uomo, più che essere attratto dall’adorazione di Dio, è tentato di adorare se stesso, di fare di sé il termine supremo, non solo del pensiero e della storia, ma anche della realtà e di credere che egli può da sé, con le sole sue forze, progredire e salvarsi e di cercare la sola sua gloria e non la gloria di Dio. Si è passati, infatti, da una teorica negazione di Dio a una vita vissuta senza Dio, dove l’unico punto di riferimento è l’uomo, la sua intelligenza, il suo egoismo e quello strisciante individualismo, che è il contrario della legalità, del vivere civile nel perseguimento della vità in comunità. Spettacolo squallido e scellerato che ogni giorno si compie davanti ai nostri occhi: amministratori, uomini delle istituzioni, frange di partiti impegnati a rubare piuttosto che a costruire nello spirito del Natale, una migliore società civile. Invece Gesù si incarna negli ultimi, non nei potenti, non negli imbroglioni, non nei ladri, non nei camorristi. È agli ultimi che Dio si rivela, e sono gli ultimi che Dio salva. Perché gli ultimi sono i poveri di spirito, quelli che sono convinti che il mondo si può salvare solamente attraverso Gesù Cristo e il suo Vangelo.
Buon Natale. Auguri.

redazioneIconfronti

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