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Siamo 112mila giornalisti, per metà senza posizione previdenziale

Siamo 112mila giornalisti, per metà senza posizione previdenziale
di Barbara Ruggiero

Sono 112mila i giornalisti in Italia. Il doppio dei colleghi del Regno Unito e il triplo dei francesi. In tutto, su 112mila, sono poco più di 46mila i giornalisti attivi visibili, con una posizione aperta all’Inpgi e solo 1 su 5 ha un contratto di lavoro dipendente.
I dati sono stati comunicati da Lsdi (Libertà di Stampa Diritto all’Informazione), gruppo di lavoro nato dall’iniziativa di persone impegnate a vario titolo nel mondo dell’informazione e in parte nella Federazione Nazionale della Stampa.
Dallo studio, presentato nel corso di un convegno della Fnsi, emerge una vera e propria fotografia del settore dell’informazione oggi, alle prese con una crisi che non lascia scampo neppure al mondo editoriale che sembra annaspare sommerso da problemi economici di difficile soluzione.
Il primo dato, nettamente visibile, è quello della crescita del numero di giornalisti in Italia dovuta al lavoro autonomo principalmente, visto che l’area del lavoro dipendente continua a restringersi con un calo dei rapporti di lavoro dipendente di circa il 5% dal 2008 alla fine del 2011.
In aumento gli stati di crisi con migliaia di persone già tagliate dal circuito del lavoro, con un blocco del turnover e un progressivo squilibrio tra attivi e pensionati che preoccupa gli istituti di categoria.
Gli stati di crisi trattati solo nel 2011 sono stati 55, di cui una decina ancora aperti e relativi a una cinquantina di testate e ai maggiori gruppi editoriali italiani, con un alto flusso di prepensionamenti.
Il blocco del turnover ha fatto sì che il numero di praticanti sia sceso dai 1.306 del 2009 agli 868 del 2011. Dal 2007 al 2011 solo tra Rcs, Espresso e Mondadori, tre dei maggiori gruppi editoriali italiani, sono stati tagliati quasi 3.300 posti.
Il numero dei giornalisti iscritti all’Ordine in Italia, come dicevamo, è nettamente superiore rispetto al Regno Unito e alla Francia. Ma di tutti i giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine, solo il 45% è attivo ufficialmente. Solo 1 su 5 (appena il 19,1% degli iscritti) ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che gli porta un reddito mediamente 5 volte superiore a quello di un freelance e 6,4 maggiore nel caso di un Co.co.co.
E gli invisibili? Sfugge ancora la natura di quei 48.026 giornalisti iscritti all’Ordine che, a ottobre 2012, non avevano ancora nessuna posizione Inpgi. E non si tratta di un numero basso, ma del 46,8% della popolazione giornalistica.
Il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, in occasione della presentazione del Rapporto denominato “La fabbrica dei giornalisti” ha evidenziato come il rapporto tra giornalisti attivi e pensionati continui a scendere, passando da 2,58 del 2010 a 2,45 del 2011.
Sul rapporto tra chi è tutelato da un contratto e chi svolge libera professione si è espresso il presidente Fnsi Natale, sottolineando che, nonostante i forti segnali di crisi nel mondo del lavoro dipendente, alcuni elementi positivi si stanno delineando nel mondo variegato del lavoro autonomo, riferendosi chiaramente al disegno di legge sull’equo compenso che martedì prossimo dovrebbe vedere la luce. Invocata da Siddi, inoltre, la necessità di una profonda riforma della legge istitutiva dell’ordinamento professionale dei giornalisti che – ha detto – «giace in Parlamento da anni inascoltata».

b.ruggiero@iconfronti.it

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