Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Siamo fratelli, ricordiamocene

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"Liberi di credere" di Michele Santangelo / XXIII domenica tempo ordinario
di Michele Santangelo

Adamo-ed-EvaPensare che leggere e riflettere sulla Parola di Dio, che variamente viene sottoposta all’attenzione del credente, sia un qualcosa che riguarda solamente i preti o le suore o, al massimo quelle persone che per scelta o altri motivi contingenti abbiano a che fare con le cose di chiesa, come si suole dire, è una delle visioni più distorte ed errate che di essa si possa avere. Spesso si immagina che alla Parola di Dio si debba fare riferimento solamente per questioni inerenti la vita religiosa, dimenticando che  gli insegnamenti in essa contenuti possono attingere l’intero arco dell’esistenza umana, in cui possono rappresentare una forza vivificante e regolatrice sia per quanto riguarda la vita individuale che  quella di relazione, nella famiglia, fuori di essa, nel mondo del lavoro e in tutti gli ambiti nei quali un individuo può entrare in rapporto con gli altri. È quello che ci viene suggerito dai brani di Sacra Scrittura che vengono proposti nella liturgia di questa XXIII domenica del tempo ordinario. Per entrare più nello specifico, si può dire che è ben vero che ogni cristiano si deve sentire impegnato a capire la mentalità del proprio tempo, ma non certamente per seguirla in modo pedissequo e a prescindere, ma per confrontarla, come con una cartina di tornasole, con il volere di Dio, così come esso è stato manifestato in Gesù. Era il compito che avevano i profeti nell’Antico Testamento, quando essi, pur non disponendo di un termine di confronto, com’è il Cristo e il suo insegnamento nei tempi nuovi della Chiesa, fondata, come abbiamo visto qualche settimana fa, sugli apostoli e per essi sulla sua stessa persona, erano impegnati a manifestare al popolo la volontà di Dio; rimproveravano, anche aspramente, quando esso disobbediva, ma nel contempo alimentavano la speranza della terra promessa e del Messia, concretizzando una vera e propria missione educativa nella società, non solo in una dimensione di pedagogia  sociale, come ci fanno capire le parole del profeta Ezechiele, ma anche sotto il profilo individuale come correzione fraterna. Ed è proprio in questa direzione che è più evidente la novità portata dall’insegnamento di Gesù rispetto ai pur giusti metodi suggeriti dal Vecchio Testamento. Nella concezione biblica dell’uomo, in nome della giustizia, esiste tra uomo e uomo una profonda solidarietà, perfino tra giusto ed empio, tra buono e cattivo, nel senso che chi si sente nel giusto, non può menare vanto, di fronte a Dio, solo della sua bontà, ma in qualche modo ha il dovere di preoccuparsi anche dell’altro affinché il bene prevalga sul male. S. Paolo interpreta tale novità nel modo più profondo; nella seconda lettura è molto chiaro, a riguardo, il suo ammonimento: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole”. E così la giustizia, secondo l’apostolo si realizza nella carità. Essere cristiani, quindi, significa innanzi tutto prendersi a cuore il bisogno di salvezza che sempre emerge in ciascuno, premura che si concretizza anche nel saper riportare sulla via del bene chi coscientemente o senza saperlo fosse caduto nell’errore, nel peccato, purché alla base di ogni iniziativa vi sia appunto l’amore. E l’”altro” non è semplicemente uno diverso da se stesso, ma il Vangelo gli assegna subito un nome, lo chiama “fratello”, termine che pur nella sua genericità contiene tutto un mondo di significati e soprattutto l’esigenza della corresponsabilità. Nel brano di oggi, l’evangelista Matteo, sempre attento ad offrire indicazioni concrete per la vita delle comunità cristiane individua nella correzione e nel perdono fraterno che devono legare tutti i membri della comunità, la regola d’oro anche per promuovere e realizzare l’unità e l’accordo tra i fratelli.  La comunità cristiana, infatti, deve essere essa stessa segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini, segno di cui il mondo oggi ha più che mai bisogno. Il senso di una comunità unita e solidale è alla base anche dell’efficacia della stessa preghiera: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” .

 

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