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Siamo tutti sul palcoscenico e la maschera aiuta a vivere

Siamo tutti sul palcoscenico e la maschera aiuta a vivere

“L’arte non insegna niente, se non il senso della vita.”
Henry Miller


La metafora del teatro come vita ricorre spesso nel nostro linguaggio: “essere protagonisti dell’esistenza”, “essere spettatori”, “la vita è un palcoscenico”, “togliti la maschera”, sono tutti modi di dire che descrivono la vita quale un continuo ondeggiare alla ricerca di noi, del noi più vero e autentico. Un ondeggiare fra maschera e sembianza. Ma le maschere non sono solo il ritratto della falsità; a volte proteggono e, può sembrare paradossale, a volte sono la leva che ci catapulta nell’esistenza. Clark Kent non ha forse bisogno della maschera di Superman per poter entrare in azione? E cosa sarebbero Pulcinella e Arlecchino privi del loro ghigno nero? E in teatro, ritrovare la propria maschera, significa potersi mostrare al pubblico e farsi riconoscere.
La metafora della vita come palcoscenico ha una componente di retorica, ma anche la retorica è una componente dell’esistenza; non si può vivere costantemente persuasi, perennemente consapevoli, ciò assorbirebbe tutte le nostre energie, dissugandoci (per usare un termine caro a chi frequenta il teatro); così come l’attore, in teatro, non può recitare ogni sera ricorrendo all’emozione: dopo la trentesima replica lo si dovrebbe ricoverare in psichiatria. No, l’attore, dopo la “prima”, evento irripetibile, dopo un certo numero di repliche, deve ricorre al mestiere, al grande mestiere.
Il nodo intorno al quale ruota l’esistenze di ognuno di noi, sia egli un attore oppure no, è riuscire ad accordare il proprio tempo interiore con quello del palcoscenico, sia esso quello su cui si muovono gli attori in teatro, o la strada dell’esistenza sulla quale tutti camminiamo. L’ansia che ci rode, o l’angoscia che ci trascina, non ci permettono di accordarci col ritmo della vita: o siamo in inutile anticipo, o in colpevole ritardo. Ce ne accorgiamo tutti: ci sono persone che “sanno vivere”: positive, anche nei momenti di difficoltà, asciutte e secche, come un chiodo, risolute; e ci sono persone che arrancano, goffe, incerte, insicure, un peso quasi più per sé che per gli altri. Così in teatro: la battuta, il gesto, lo sguardo che arrivano o un poco prima o un poco dopo, incrinando l’armonia di ciò che sta accadendo sulla scena. E ciò accade perché per ascoltare noi, per fare attenzione solo a noi, alle nostre battute, non ascoltiamo gli altri, non ascoltiamo ciò che accade in scena. Recitare in questo consiste: nell’ascoltare e restituire; la misura è la grande dote del grande attore. Nulla macchia un’interpretazione come lo strafare o il trattenersi. Nulla blocca il vivere come la paura o il delirio.
L’attore, ogni attore, vuole arrivare a non recitare; e chi attore non è vorrebbe invece provarvisi: “come mi piacerebbe recitare, come vorrei salire su un palcoscenico”. Sembrano andare uno contro l’altro (uno verso l’altro); eppure vivere e recitare condividono la stessa materia fatta di sogni; sogni e materia, un ossimoro avvincente.
Da anni tengo laboratori teatrali nelle scuole di ogni ordine e grado e sarebbe interessante avviare, anche su queste pagine, un dibattito, un forum proprio su questo argomento: il teatro nella scuola: equivoci e potenzialità; e da un anno ho avviato un laboratorio teatrale per adulti, che si tiene presso il Teatro Genovesi a Salerno, e che ripartirà il 4 Ottobre prossimo. Ho intitolato questo laboratorio IO IN SCENA, per i motivi che spero di essere riuscito in parte a chiarire con questo breve intervento.
IO IN SCENA (pagina fb Laboratorio Teatrale “Io in scena e www.robertolombardi.com) è un percorso teatrale teso ad approfondire il linguaggio scenico e il bagaglio dell’attore, con l’obiettivo di costruire drammaturgie originali, create dai partecipanti, sotto la guida del conduttore del laboratorio, anche partendo da testi teatrali o letterari, ma per giungere a raccontare anche di noi, di tutti noi, attori e spettatori partecipi della medesima storia. Il tutto senza dimenticare il piacere, il divertimento, l’aspetto ludico e coinvolgente del teatro e dei suoi numerosi aspetti: costumi, trucco, luci, suoni e musica, parole e gesti che, come in una danza, sono in grado di metterci in rapporto con l’altro.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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