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“Sicilia” di Collura

“Sicilia” di Collura
di Giuseppe Amoroso

Matteo-Collura-Sicilia-la-fabbrica-del-mitoNarratore di acuminato spessore realistico, sensibile a visionari risvolti (si pensi al rivoluzionario romanzo Associazione Indigenti, tanto apprezzato da Calvino), biografo, saggista, collaboratore delle pagine culturali del “Corriere della sera”, Matteo Collura racconta, “senza rimpianto né nostalgia”, la sua terra natale con un libro di indimenticabili personaggi paradigmatici: Sicilia. La fabbrica del mito (prima edizione, Longanesi 2013, ed ora nella saggistica Tea, pp.213), raccolta di scritti che sa trovare un destino nell’apologo o nella granitica cronaca sepolta sotto un grigiore polveroso d’anni. Collura elabora un flessibile apparato di figure e di vicende mediante l’elettrizzazione di un vocabolario folto di metafore e di segnali concreti su cui si posa uno stralunato senso di deragliamento. E così riesce a conquistare aree di osservazione sempre nuove di temi storico-sociali e intrighi romanzeschi che affiorano mediante una sorta di processo evocativo messo in atto per esplorare alcuni inesplorati meandri dell’esistere. Sempre a stretto contatto con gli “eventi” e sorpreso dal proprio stupito sguardo sull’atlante di emozioni che è il mondo, egli muove da una mappa di misteri e maschere isolani alla ricerca, in un drappello di noti fatti locali, dei percorsi esemplari della perenne “dittatura” del mito e di personaggi che hanno incarnato una scandalosa, irredimibile follia. Su un vasto e insieme parcellare muoversi di visi e ambienti e delle “tante maschere imposte alla Sicilia” l’autore edifica la propria visione dell’Isola. E oltre il pensiero e il giudizio anche la struttura della pagina risulta condizionata tanto da articolarsi secondo un scansione assai mobile, spaziata fra la cronaca e la favola, l’inchiesta e il gusto di un racconto libero e quasi inesauribile.

Stereotipo d’ogni leggenda, un “continente” nelle definizioni di tanti viaggiatori, la Sicilia apre una collana di luoghi, uomini, atmosfere e sfondi memorabili, ormai come in un acquario dall’inquietante luce metafisica. Agganciati alla loro sibillina verità, molti casi si sporgono da un territorio magico, stregato, nel quale pure il particolare senza risonanza appare nell’abbaglio di un sortilegio quotidiano. Si va dal coraggioso, trasgressivo rifiuto delle nozze riparatrici, opposto da Franca Viola all’oscura morte (“avvenuta nel modo più squallido che si possa immaginare”) di Vincenzo Bellini,vittima di “ossessioni femminili”; dal “gioco delle parti”, tessuto da “qualche mente diabolica,a Palermo o a Roma”, che illude Salvatore Giuliano, al “tempio grottesco“ in cui Crowley compie, a Cefalù, i suoi riti satanici; dal “tragico complotto”(o “fatale incidente”), che causa la morte di Nievo, al “buco nero” che inghiotte la scomparsa di Majorana; dall’“odissea di quelli che non accettano le regole” di un mondo diviso in due parti (“da una coloro che vanno al Jolly Hotel, dall’altra quelli che devono accontentarsi di guardarlo mentre vi passano davanti”), all’“odissea”di un umile bracciante, che sequestra un nobile per “forzare il destino”.

E, ancora, Vittorini che, con l’amata Rosa, finisce in un “romanzo d’appendice”, e i monaci “mafiosi”di Mazzarino; il “boss da operetta” Genco Russo e Cagliostro che, con la sua “falsità assoluta”, fa della propria vita una sorta d’opera d’arte, e l ‘eccentrico barone Pietro Pisani, nominato direttore della “Real Casa dei Matti” di Palermo. Con le “pietrificate mostruosità” della villa del principe di Palagonia, Collura chiude il suo viaggio isolano, nel quale spesso ogni accadimento è ricondotto a una matrice mitologica, a una ben orchestrata scenografia dei costumi e a una rivisitazione tra lucido distacco e calore di canto, sicché la corposa immediatezza delle cose si avvicina e si allontana secondo il ritmo di un a scrittura granitica e lirica, sferica ma con qualche attrito che fa avvertire il sibilo dei contrasti (critica e abbandonata come bene è stata letta da Maria Grazia Caruso nella sua densa ed elegante monografia, per i tipi di Sciascia, I testimoni assenti, dedicata allo scrittore agrigentino), le luminescenze di una parola esatta e i riflessi da cui si riparte con commenti, notazioni storiche, risorse bibliografiche. E intanto, le sedici illustrazioni del testo formano, più che una collana di sfondi e di fotografie, la simbolica magia di un inquieto universo che, sprofondato nel buio del passato, ferisce ancora di sfregi e di rimpianti.

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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