Sicilia senza governo, Crocetta (Pd-Udc) cerca alleati

Sicilia senza governo, Crocetta (Pd-Udc) cerca alleati

Il candidato alla presidenza della Regione siciliana Rosario Crocetta (nella foto), se verrà eletto, come ormai conferma l’andamento dello spoglio delle schede elettorali, potrà contare su 39 deputati (14 Pd, 11 Udc, 5 lista Crocetta e 9 del listino compreso il presidente): mancano quindi 7 parlamentari regionali per avere una maggioranza seppur risicata di 46 deputati su 90. Le opzioni che si troverà davanti il futuro presidente della Regione non sono molte: o un’alleanza con il M5s o con Grande sud e Partito dei siciliani (ex Mpa) o solo con quest’ultimo. I rappresentanti del movimento 5 stelle hanno già detto più volte che non faranno parte di maggioranze di governo. Rimarrebbe quindi l’alleanza politica con Gianfranco Miccichè che porterebbe i voti dei parlamentari di Grande sud e Pds. Ma Crocetta, per evitare «inciuci allargati» potrebbe decidere di dialogare solo col movimento fondato da Raffaele Lombardo che porterà 10 deputati all’Ars più che sufficienti per governare con tranquillità. A palazzo dei Normanni quindi, si riproporrebbe la stessa maggioranza che ha sostenuto per un lungo periodo il governo Lombardo: Pd-Udc-Mpa.
Il Pdl non è mai andato così male in Sicilia: nessuno si aspettava che un centrodestra diviso potesse rievocare i fasti del 2001, quando alle politiche Berlusconi e i suoi alleati ottennero tutti i 61 seggi del maggioritario; ma i numeri di Nello Musumeci (Pdl, Pid e lista intestata al candidato presidente) oscillano intorno al 23%, poca cosa rispetto alle regionali di 4 anni fa, quando la coalizione che comprendeva anche Mpa e Udc spinse con il suo 66,6% Raffaele Lombardo a palazzo d’Orleans. Oggi il partito guidato da Angelino Alfano crolla letteralmente, passando dal 33,5% del 2008 a circa il 12% di oggi, scivolato in terza posizione dopo Movimento 5 Stelle e Pd. E pensare che in Sicilia, da quasi vent’anni, il partito di Berlusconi era sempre stato sul gradino più alto del podio. Sembra scolorire il ricordo delle “nozze” che Berlusconi celebrò con i siciliani nel ‘94, riempiendo a Palermo il capannone più grande della Fiera del Mediterraneo con circa 10 mila persone arrivate da tutta l’Isola. Nel ‘96 Forza Italia portò alla presidenza della Regione siciliana Giuseppe Provenzano, in una tormentata legislatura che si concluse con un “ribaltone” e l’arrivo a palazzo d’Orleans dell’unico presidente non democristiano nella storia dell’autonomia siciliana, il diessino Angelo Capodicasa. Ma alle prime elezioni dirette, nel 2001, il centrodestra tornò a vincere con Salvatore Cuffaro, che ottenne il 59% battendo Leoluca Orlando fermo al 37%. Cuffaro si ripetè nel 2006 sconfiggendo con il 53% Rita Borsellino. Due anni dopo Lombardo fece ancora meglio con il suo 65,35%, più del doppio rispetto ad Anna Finocchiaro che dovette accontentarsi del 30%. Ma i numeri di oggi sono impietosi: qualora si mettano insieme le percentuali della coalizione di Musumeci e quelle dei partiti che appoggiano Gianfranco Micciché, cioé Fli, Grande Sud e Pds (l’ex Mpa di Lombardo), il risultato supera di poco il 40%. Senza contare che i finiani rimarranno fuori dall’Assemblea siciliana perché la lista non supera la soglia di sbarramento del 5%. Probabilmente il centrodestra paga la mancata alleanza con l’Udc, ora con Crocetta, che in questa tornata ha superato il 10% nonostante la recente scissione del partito di Casini che ha portato alla costituzione del Pid guidato da Saverio Romano, ex ministro alle Politiche agricole dell’ultimo governo Berlusconi. Il Pid, apparentato con Musumeci, è vicino al 6%, a dimostrazione che per i centristi, dall’era Cuffaro ad oggi, uniti o divisi, i numeri non cambiano mai: erano intorno al 15% dieci anni fa e lo sono ancora.
Per il momento sull’isola arriva l’uragano Grillo, il Movimento 5 stelle in Sicilia è primo partito, anzi – secondo il glossario arrivato ai giornalisti via email – è “la prima forza politica” e il suo fondatore, ovvero “il megafono” del Movimento, si prepara a lanciare l’assalto a Roma. L’ex comico detta le regole: elezioni via web e liste in cui compaiano quanti si sono già battuti per il Movimento 5 Stelle sul territorio. Codice etico, obbligo di dimissioni per i condannati, rendicontazione on line di tutte le spese legate all’attività parlamentare; indennità parlamentare di 5mila euro e il resto da restituire allo Stato, divieto di partecipazione ai talk show e rifiuto dell’appellativo ‘onorevole’, nessuna alleanza con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi. Il ‘boom’ porta anche chi nel M5S era su posizioni critiche a cercare di ricompattarsi con la linea del capo politico. «Stiamo arrivando – dice Favia che il mese scorso era stato protagonista di un fuorionda contro Casaleggio -, possiamo vincere le elezioni. Sono contento, Grillo ha fatto bene a legare la candidabilità al lavoro sul territorio». «La preoccupazione di Grillo – spiega il consigliere regionale dell’Emilia Romagna su Facebook – è stata quella di tenere lontano chi tenterà di salire sul carro dei vincitori, senza mai aver mosso un dito in questi anni. Come dargli torto?». «Mi par di capire che – aggiunge Favia -, anche se solo formalmente, sarà lui il “capo della coalizione” che in linguaggio non tecnico, significa candidato premier. Ma sarebbe solo un ruolo di garanzia e rappresentativo, non una sua reale candidatura, è un’idea geniale». L’esito del voto sull’isola costringe i partiti a cercare alleanze per fronteggiare il fenomeno Grillo. Il Pdl conferma il rapporto con la Lega (stasera è in programma una cena tra Berlusocni e Umberto Bossi) e attende di capire se è possibile un riavvicinamento con Casini. Il leader Udc oggi ha difeso il lavoro di Alfano, ma intanto guarda ad un’alleanza progressisti-moderati. Grillo? «Vale il 25%, serve alleanze per la tenuta del Paese. La Sicilia – ha spiegato il leader centrista – ha sempre anticipato le scelte della politica nazionale e anche in questo caso ci ha detto che l’unica risposta all’antipolitica è il rapporto tra progressisti e moderati che mette al bando populismi ed estremismi».

m.amelia

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