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Signor ministro, per favore torni a casa

Signor ministro, per favore torni a casa
di Aniello Manganiello *
Don Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello

Il caso Cancellieri dimostra ancora una volta quanto andiamo dicendo da tempo.

La classe politica, che è entrata nelle nostre istituzioni per cooptazione lobbistica, senza cioè alcuna investitura popolare e consenso diffuso, è una oligarchia che gestisce soltanto orizzontalmente i suoi rapporti. Si tratta in genere di personaggi che appartengono al notabilato anche internazionale. Le loro autodifese spesso sono ancora più gravi delle malefatte.

La signora Cancellieri tira in ballo la solidarietà umana per giustificare il proprio sostegno ai Ligresti, come se potesse essere ascrivibile alla solidarietà un intervento in favore della figlia di quell’imprenditore (chiacchierato da sempre) che ha versato al figlio della Cancellieri, per 14 mesi di lavoro, una buonuscita di circa 4 milioni. Vorrei dire al ministro: ma come può pensare che le persone alle quali si rivolge accettino di buon grado tale spiegazione? Non le sorge il sospetto dell’esistenza di un esercito di Ultimi e dimenticati che non ha mai avuto il privilegio di una sua generica attenzione?

Sta di fatto che il dorato e ovattato ambiente che ci sovrasta è incompatibile con ogni speranza di ripresa e di umanizzazione di questa nostra società. La situazione degenera giorno per giorno e più si impoverisce l’Italia più i nostri attuali governanti, mentre le città sono consunte dalla crisi, si rinchiudono nei loro bunker dove corrono tutte le delizie della vita, i soldi, i privilegi e, per molti, donne a buon mercato, traffici illeciti e chi più ne ha più ne metta. Non ci stiamo più, signora Cancellieri.

Dobbiamo chiederle di andare via. Deve farlo per gli Ultimi, per tanta gente buona ridotta in povertà e schiavitù da un sistema spietato e fine a se stesso.

Lei è mai stata in un carcere, signora Cancellieri? Non credo, allora non penso possa conoscere il significato della sofferenza e umanità violata. Perciò, sarebbe il caso di non parlarne.

Proprio per questa sua lontananza dagli Ultimi, continuando a rimanere al suo posto, potrebbe suscitare le reazioni di uomini e donne sempre più rabbiosi. Mi creda, si respira un clima molto brutto e la violenza va disinnescata anche con gesti esemplari.

La prego, ministro, vada via.

Io vivo nella terra dei fuochi, dove si muore di tumore e di fame. C’è una esasperazione in giro che noi uomini di chiesa non riusciamo più a fronteggiare.

Perciò cominci a dare l’esempio e, poi, mi auguro presto, dovremo pur andare a votare. Siamo stanchi dei salotti che gestiscono l’Italia.

È arrivato il momento di cambiare registro.

* Fondatore Associazione Ultimi per la legalità

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