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Sindaci in fuga verso il parlamento, i casi Cirielli e Cesaro

Sindaci in fuga verso il parlamento, i casi Cirielli e Cesaro

A meno che nei prossimi giorni non passi l’emendamento che abbassa da 180 a 60 giorni prima dell’election day il termine per rimuovere le cause di ineleggibilità nei prossimi giorni in Campania ne vedremo delle belle. Il salto dalla fascia tricolore allo scanno in parlamento potrebbe essere una tentazione per parecchi sindaci, in scadenza di mandato o meno. Si preannunciano dimissioni a iosa tra sindaci e presidenti di Provincia con qualche escamotage per evitare il commissariamento. Dopo il sindaco di Giugliano, Pianese, anche quello di Portici depone la fascia tricolore. La lettera di dimissione sarebbe pronta, poi scattano i canonici venti giorni per rendere le dimissioni effettive. Da nove anni alla guida della città più densamente popolata d’Europa, Vincenzo Cuomo, classe 1964, funzionario dell’Asl Napoli 1, un passato nella Dc e nella Margherita, è al suo secondo mandato, che avrebbe avuto scadenza naturale nella primavera del 2014. Ai suoi più stretti collaboratori aveva già anticipato la decisione nei giorni scorsi.
Derby isolano si profila a Ischia dove l’anno prossimo si voterà a Forio e non ci sarà possibilità di ricandidarsi per Franco Regine (al secondo mandato) le sue ambizioni di trovare spazio nella lista Pd potrebbero essere bloccate dalle velleità di Giosi Ferrandino, primo cittadino di Ischia al secondo mandato ma in scadenza nel lontano 2017. E in corsa potrebbe esserci anche Domenico De Siano che con Ferrandino è stato protagonista dell’accordo bipartisan Pd-Pdl. Incertezza ad Afragola dove il sindaco senatore Vincenzo Nespoli potrebbe decidere di ricandidarsi al Comune e non al Parlamento, evitando così ogni discorso di incompatibilità che pure l’hanno interessato con forza in questi anni. Situazione di incertezza anche a Salerno dove il sindaco Enzo De Luca potrebbe decidere di non candidarsi per le politiche e continuare il suo lavoro in Comune. Tra i sindaci salernitani potrebbero muoversi da Eboli Martino Melchionda (Pd) e da Agropoli Franco Alfieri (Pd), entrambi sulla scia di un forte consenso alle ultime comunali. Da monitorare le possibili scelte di Simone Valiante (Pd e figlio di Antonio) sindaco di Cuccaro Vetere e dell’assessore regionale Giovanni Romano (Pdl) primo cittadino di Mercato San Severino. 
Decisa ormai la candidatura con il Pd di Giuseppe Galasso, primo cittadino di Avellino e in scadenza di mandato nel 2014. Nel Sannio il nome forte dei Democrat è, però, quello di Umberto Del Basso De Caro. Eletto con l’Udeur, Antonio Izzo (primo cittadino di Montesarchio) potrebbe decidere di ricollocarsi proprio pensando alle politiche.
Da Caserta ci sono, poi, i nomi di altri figli d’arte: Giampiero Zinzi correrebbe per l’Udc invece del papà Domenico, presidente della Provincia; Enzo Cappello, sindaco di Piedimonte e figlio di Dante, potrebbe essere il nome del Pd nel seggio dell’alto casertano. Infine Carmine Antropoli (Pdl e sindaco di Capua) non ha nascosto ambizioni nazionali.
Velleità di rimanere in parlamento anche per i presidenti della Provincia di Napoli, Luigi CEsaro, e di Salerno Edmondo Cirielli, entrambi deputati Pdl. Incertezza per il futuro del presidente della Provincia di Avellino Cosimo Sibilia, senatore pidiellino, mentre un’aspirazione ad entrare nelle liste del Pd l’avrebbe anche il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile.
Per quanto riguarda Napoli, il presidente Luigi Cesaro, avrebbe confermato il proprio intento di dimettersi dall’incarico a fine ottobre per ricandidarsi alla Camera alle prossime politiche. In queste ore, però, i consiglieri di maggioranza, in particolare quelli dell’Udc, stanno cercando di far convocare un Consiglio straordinario dove dichiarare l’incompatibilità di Cesaro tra presidente e deputato in modo da dichiararne la decadenza che gli consente di restare in sella fino alle elezioni. Nulla è ancora deciso, maggiore chiarezza si potrebbe avere all’inizio della prossima settimana. La scelta, alla quale peraltro non sarebbe contrario lo stesso presidente, servirebbe ad evitare il rischio del commissariamento, automatico nel caso in cui il presidente dovesse dimettersi. In pratica a Napoli si vorrebbe realizzare ciò che hanno compiuto alcuni consiglieri provinciali di Salerno con la mozione di sfiducia presentata dal consigliere Salvatore Memoli per incompatibilità del presidente Cirielli. Il parlamentare Pdl, infatti, ha più volte manifestato l’intenzione di volersi ricandidare, per le politiche del 2013, al Parlamento, dove già riveste la carica di deputato. La maggioranza consiliare a palazzo Sant’Agostino punterebbe attraverso questa “sfiducia” ad un doppio risultato: una successione interna, con la nomina di Antonio Iannone alla guida dell’Ente, con l’ideale passaggio del testimone, e quindi la riconferma dell’attuale assetto, senza contraccolpi sull’azione amministrativa. Passaggio che è stato invece contestato dalla minoranza, dal Partito Democratico, che definisce l’operazione portata in consiglio provinciale una “scappatoia”, chiudendo ad ogni tipo di trattativa e confronto. Per il Pd “se Cirielli intende candidarsi nuovamente alla Camera, deve cessare dalla carica di presidente della Provincia entro il 28 ottobre prossimo”. E la situazione potrebbe essere la stessa anche per quanto riguarda la Provincia di Avellino. Già, potrebbe. Perchè a Palazzo Caracciolo si sta ragionando da un po’ sulla questione, ma l’orientamento che starebbe maturando sarebbe diverso. Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale irpina, Cosimo Sibilia, infatti, vede alcune differenze rispetto a quanto è stato valutato a Salerno e a Napoli. In sostanza la differenza starebbe nel fatto che Sibilia è senatore e non deputato, ed il principio della incompatibilità è stato affermato soltanto per i sindaci. Una valutazione diversa rispetto a quella fatta dalla Corte Costituzionale, ed alla base della mozione presentata da Memoli, secondo la quale vale il principio dell’analogia. Non solo. A differenza dei colleghi Cirielli e Cesaro, Sibilia non avrebbe ottenuto ancora la certezza della ricandidatura e dunque preferirebbe aspettare l’ufficialità per dimettersi. Il problema è che, stando sempre a quanto emerge dalla strategia concordata a Salerno, scegliere di accettare la candidatura per poi dimettersi successivamente, comporterebbe l’arrivo del commissario a Palazzo Caracciolo. Un’ipotesi che preoccupa in ordine alle scadenze del prossimo anno. La questione, in un senso o nell’altro, andrà comunque chiusa entro il prossimo 28 ottobre.

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Commenti (1)

  • paola desiderio

    Più di questi personaggi si dimettono e meglio è. L’essenziale è non votarli e non farli andare a Roma.
    A quel punto non andranno a casa, ne sono sicura, ma in galera, almeno per molti di loro sarà così…

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