Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

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Siracusa e il teatro, benefico effetto della complicità

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di Pasquale De Cristofaro

Gli uccelli di Aristofane, traduzione di Alessandro Grilli, Il Prometeo incatenato di Eschilo, traduzione di Guido Paduano, e Le Baccanti di Euripide, traduzione di Giorgio Ieranò, sono stati gli spettacoli che quest’anno l’Istituto del Dramma Antico di Siracusa ha proposto ai sempre numerosissimi spettatori che affollano tutti i giorni, dai primi di maggio alla fine di giugno, il bellissimo teatro antico della città.
Devo dire subito che intorno a quest’evento si muove molta economia. Bar e ristoranti pieni; alberghi e villaggi turistici esauriti da tempo, tantissimi turisti per le strade della città. E, poi, si dice che con la cultura non si mangia. Siracusa è l’esempio evidente del contrario. Per almeno due mesi, grazie ai suoi spettacoli, la città prospera e prosperano i tanti esercizi commerciali che ne traggono grande beneficio. Tornando agli spettacoli dirò che, come gli altri anni, sono sempre di grande impatto spettacolare con un dispiegamento di forze lavorative non indifferente. Tantissimi sono i tecnici e gli attori che sono impiegati per realizzare il ricco programma. Le regie, quest’anno, sono state nell’ordine: Roberta Torre per Aristofane, Antonio Calenda per Prometeo e Claudio Longhi per le Baccanti. Roberta Torre (nella foto), approfittando dei tanti spunti grotteschi che il testo offre, ha realizzato uno spettacolo svelto e divertente. E’riuscita ad inserire con opportuna intelligenza anche spunti della recente cronaca politica italiana suscitando molta ilarità nel giovane pubblico presente. Dopo tutto, Aristofane declina una vena satirica e corrosiva come pochi altri. La compagnia, a parte Avogadro, mi è però sembrata un po’ troppo giovane e, forse, un po’ troppo disinvolta per far apprezzare tutte le sfumature del testo. Il Prometeo di Calenda, invece, si è caratterizzato per una più sobria ed incisiva recitazione anche grazie al solido Populizio che è riuscito con grande mestiere ad essere sempre incisivo. Bravissima la Aprea che ha fatto un ottimo lavoro nel rendere la metamorfosi di Io con raffinata efficacia. Ottime le musiche dal vivo: percussioni e voci. Le Baccanti, seguite da un pubblico numerosissimo si sono distinte soprattutto per la partecipazione della Martha Graham Dance Company e di un Donadoni in stato di grazia. Detto questo devo, però, aggiungere che un po’ mi hanno deluso. La musica registrata sembrava non avere molta attinenza col tema e, soprattutto, lo spirito dissacrante e feroce del testo mi è sembrato molto diluito in un gioco di superficie più estetizzante che profondo. Al di là di tutto, una manifestazione che riesce, comunque, a far diventare la tradizione classica quasi un evento di cultura pop con tutto quello che ne segue di buono e di cattivo.

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