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Sistema teatro sempre più giù, ma cambiare si può (e si deve)

Sistema teatro sempre più giù, ma cambiare si può (e si deve)
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro

Il mese di ottobre si concluderà con la “Bohème” di Puccini al Teatro Verdi, dopo che vi è appena passato Massimo Ranieri che ha venduto tutto quello che c’era da vendere. Segnale, forse, che il pubblico ricomincia ad andare a teatro dopo qualche anno di magra per i botteghini? È presto per dirlo, anche perché Ranieri è un beniamino del pubblico salernitano e non fa testo come non farà testo la Bohème di Puccini, altro titolo e musicista molto amati da queste parti. Fanno ben sperare, però, la partecipazione di un pubblico giovane alle belle rassegne organizzate proprio in questo mese dall’Associazione “Erre Teatro” sulla drammaturgia contemporanea, e dai “Magazzini di fine Millennio” sui grandi Maestri del novecento, rispettivamente al piccolo teatro del Giullare e presso i locali di Santa Sofia. Rassegne coraggiose che pian piano si stanno affermando nell’asfittico panorama teatrale cittadino. Come coraggiosa è stata l’iniziativa del Conservatorio “Martucci” con i suoi, “Confini Mediterranei”, quinto Festival di musica elettroacustica e contemporanea a cura di Silvia Lanzalone e Giancarlo Turaccio. Anche novembre sembra essere pieno di buon iniziative, a cominciare dalla terza parte del progetto su Pasolini a cura di Alfonso Amendola; ma, soprattutto, con la “Settimana Kantoriana” che si terrà dal 3 al 8 novembre a cura di Franco Forte e che intenderà omaggiare uno tra i più grandi maestri del teatro del secondo novecento a cent’anni dalla nascita e a venticinque dalla sua morte. È questa un’iniziativa particolarmente importante perché il grande polacco è stato presente sulle scene salernitane con due memorabili spettacoli, uno tenuto a Mercato San Severino presso il Teatro A e il secondo presso il Teatro–Cinema Capitol di Salerno, grazie alla operosa ed instancabile azione  promotrice sul teatro contemporaneo di Achille Mango e Ciccio Coda. Coda sarà presente anche lui nei vari appuntamenti che si svolgeranno durante l’arco della settimana e sarà veramente un piacere riabbracciarlo. Detto questo, non rinnego un rigo di ciò che ho sostenuto in un mio precedente intervento, dove ho affermato che nonostante tutto il sistema teatrale salernitano è piuttosto la somma di tante debolezze. La ragione sta nell’incapacità tra gli operatori più sensibili a fare squadra ma, soprattutto, nella mancanza di interesse della classe politica locale che su questi temi è andata sempre avanti senza un disegno preciso ed escludendo sistematicamente il”nuovo”, anche magari dopo averlo accarezzato per qualche tempo. A dimostrazione di ciò che dico, basti l’esempio di Leo De Berardinis, che dopo appena due anni fu cacciato in malo modo senza aver potuto svolgere per intero il suo programma. Se non ce n’è stato per De Berardinis, forse, è legittimo essere – come sono – abbastanza sfiduciato sul futuro. Concludendo, vorrei rassicurare chi mi conosce, perché questa mia sfiducia non si tradurrà in un abbandono del campo, tutt’altro. Il mio impegno quotidiano nel seminare e, soprattutto, nell’incentivare il cambiamento non verrà mai meno. La mia è una battaglia di politica culturale che intende stanare i finti buoni propositi di questa classe politica cittadina che in questi anni non ha fatto altro che costruire trappole e inciampi per quanti volevano produrre un reale cambiamento dello “stato delle cose”. Tanti mi hanno capito e condiviso, qualcuno, senza memoria e giocando a fare l’offeso, ha deciso di attaccarmi. Sono giovani e vanno compresi. I loro sforzi sono reali e meritano tutta la nostra sincera solidarietà.

 

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