Snapchat, l’informazione sempre più social

Snapchat, l’informazione sempre più social
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Da applicazione preferita dalle giovani generazioni a piattaforma per fare informazione “usa e getta”. Sembra più o meno questo il futuro di Snapchat, l’applicazione che consente agli utenti di scambiarsi messaggi, fotografie e brevi video che si cancellano in automatico dopo la visualizzazione.

Il 27 giugno debutterà “Real life”, la rivista digitale di Snapchat. Si tratterà di un magazine focalizzato su storie di vita quotidiana e tecnologia.

Ma prima ancora che l’app annunciasse il debutto di un suo magazine, già molti giornalisti e organi di informazione avevano fatto il loro debutto su Snapchat. Perché? Per raggiungere direttamente il proprio pubblico, una fetta di potenziali lettori ambita, quella dei giovanissimi: proprio quelli che difficilmente leggerebbero il giornale cartaceo o un sito internet ma che si informano volentieri tramite i social.

L’obiettivo del giornalismo su Snapchat è in apparenza nobile: serve a raccontare storie. Non ci sono link né traffico sul sito ma la storia raccontata tramite l’app serve a coltivare un legame con i lettori, offrendo loro un canale per fruire di contenuti di qualità che si cancellano dopo un giorno.

Che anche Snapchat potesse essere un canale utile per racimolare – e magari fidelizzare – lettori lo ha intuito il Wall Street Journal che a gennaio è stato il primo giornale americano a debuttare sul social network. Al Wall Street Journal è stata addirittura organizzata una miniredazione di cinque persone per curare solo ed esclusivamente i contenuti su Snapchat.

In Italia, il primo quotidiano a sperimentare Snapchat per raccontare “storie” è stato il Corriere della sera, che ha lanciato lo scorso 28 maggio il primo video – ripreso rigorosamente in verticale, una caratteristica del social – su Snapchat: si trattava di un “servizio” sulla vigilia della finale di Champions League tra Real Madrid e Atletico Madrid.

Insomma, l’informazione diventa sempre più social e cerca sempre più sistemi per attrarre lettori e interessare le giovani generazioni. D’altronde, i dati parlano chiaro: una recente indagine dell’Istituto Reuters di Studi sul giornalismo ha evidenziato come l’informazione – specie per le giovani generazioni – sia sempre più mobile e social. E gli editori dovranno attrezzarsi di conseguenza.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *