Snidare le mafie e opporre resistenza ad oltranza

Snidare le mafie e opporre resistenza ad oltranza
di Marcello Ravveduto

viola2Sono a Reggio Emilia da martedì per partecipare alla terza edizione del Festival “Noi contro le mafie”. I ragazzi delle scuole superiori sono protagonisti di numerose attività che si susseguono nell’arco dell’intera giornata. Una delle tante è la Staffetta di scrittura creativa per la legalità. Centinaia di scuole in tutta Italia, coordinate dalla fondazione Bimed di Salerno, si sono unite per cimentarsi in un’esperienza di narrazione collettiva, producendo dei veri e propri romanzi civili. Questi stessi ragazzi hanno, inoltre, recitato in teatro rappresentando il “senso di colpa” collettivo della distrazione volontaria. Attraverso parole e gesti simbolici i giovani emiliani hanno fatto emergere la necessità di raccontare il radicamento delle mafie nel territorio regionale.

Reggio Emilia a lungo ha finto di non vedere la penetrazione delle ndrine nel tessuto economico provinciale, crogiolandosi sulla protezione di anticorpi civili coltivati dal vaccino della Resistenza. Eppure, tanti imprenditori “sani” hanno accettato i soldi della ndrangheta per superare lo stato di recessione e rimettere in circolo il denaro. Sono diventati “utili idioti” al servizio delle operazioni di riciclaggio realizzate dalla più pericolosa mafia nostrana. Il denaro cash fa gola a tutti quando alla crisi di liquidità si somma la chiusura del sistema bancario. Le mafie si sono radicate al nord non per induzione, come qualcuno ancora crede, ma attraverso i canali dell’economia produttiva, mettendo a disposizione delle imprese capitali da investire o partecipando direttamente agli appalti con prezzi competitivi. Una pressione che dura da oltre trent’anni e che in molti non hanno voluto vedere perché non accettano neanche l’idea di dover far i conti con il declino del Paese. Solo quando sono cominciati primi attentati ai cantieri edilizi e ai capannoni industriali ci si è resi conto che bisognava reagire. Ed allora la voce solitaria del consorzio di cooperative Oscar Romero, che da tempo denunciava il progressivo inquinamento criminale dell’economia emiliana, ha cominciato a trovare ascolto nella comunità locale. La provincia di Reggio Emilia si è fatta avanti e ha finanziato un programma di cittadinanza e legalità. Le scuole sono diventate il fulcro intorno al quale costruire una nuova coscienza civile che rinnovi i valori della Resistenza nel versante dell’impegno civile. Così, senza spocchia e rimboccandosi le maniche, la rete di cooperatori, istituzioni e scuole si è rivolta a uomini del sud, come Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, per imparare a contrastare le mafie sia sul versante dei diritti, sia sul versante della cultura. Dal 2008 quasi tutti gli anni vengo a Reggio Emilia per sottopormi, insieme a questa splendida gioventù, alla cura antibiotica dell’antimafia.

(da La Città di Salerno – editoriale)

redazioneIconfronti

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