Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Sognando una Salerno colta e civile

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di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro

Luglio è passato con le sue nuvole e le sue piogge, ora non ci resta che sperare in Agosto per riassaporare il gusto dell’estate. Le città non si svuotano più tanto (i soldi in tasca alle persone sono sempre meno); il traffico, seppure meno caotico, è lì a ricordarci che questo è un tempo di profonda crisi. Nonostante ciò, ognuno di noi si augura di trovare il tempo necessario per guardarsi più a fondo dentro di sé e, magari, tracciare un qualche bilancio. Salerno al mattino presto, con il suo centro storico bellissimo fatto di scorci imperdibili, è un incanto. Ma anche i quartieri di Torrione e Pastena con il loro fronte mare discreto, fatto di lunghe strade alberate e di tanti palazzi acconci e bassi che si affacciano sul mare sono un incanto. Che saggezza i passati urbanisti, far diventare preziosa e leggera anche l’edilizia popolare. Fa’ soltanto rabbia il mare non più balneabile, peccato. Per fare un tuffo bisogna fare molti chilometri. Nel resto della città, i tanti cantieri custodiscono i “gioielli” della Salerno che sarà ma che ancora non è. Intanto, sono lontani i rumori e il chiasso di una movida stracciona e la gente per strada ha sorrisi gentili. Per nostra fortuna, siamo lontani da Barcellona, Berlino o Rio; siamo nel cuore del Mediterraneo, siamo unici con la nostra piccola e pigra identità che non ha proprio voglia di sembrare altro da sé. È, questo, il tempo di una gioia infinita. È il tempo che tu vorresti fermare per sempre. Ma sai pure che non è possibile. L’incanto può continuare se solo riesci a forzare il faticoso perimetro della realtà ( cosa poi sarà mai questa “realtà”). E per far questo non ti resta che affidarti alla leggerezza dei poeti. Gatto, anzitutto, e poi, magari la Merini, ma soprattutto l’Ariosto del “Furioso”. Che incanto. Con la poesia, con il canto o il dis-canto, riuscire a rompere l’ordine del Discorso, la ferrea logica paterna e naufragare nelle braccia del disordine originario. È, in quei momenti che sogno una città più colta e civile, dove tacciono i chiassosi palcoscenici pieni di niente e dove si può ascoltare una musica lieve che ti porta lontano su quella linea d’ombra che è memoria d’eterno.

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