Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Società e politica » Sogno d’angoscia con Moro legato a un filo

Sogno d’angoscia con Moro legato a un filo

Sogno d’angoscia con Moro legato a un filo
di Rino Mele

La mattina infausta di giovedì 16 marzo 1978 il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi esce di casa per il suo lavoro di caposcorta di Moro, poi torna, infine telefona alla moglie – mentre aspetta sotto casa de Presidente della DC – dicendole: “Ho dimenticato”, poi s’interrompe e aggiunge che non può continuare a parlare perché è sceso Moro. Cosa avesse dimenticato Leonardi non lo sapremo mai. Ora è morta la sua vedova, Ileana Lattanzi, ed è tra quei negletti e importanti testimoni indiretti che scompaiono: lei difese la memoria del marito quando, nel febbraio ’95, “Panorama” ipotizzò l’appartenenza del fedele Leonardi alla pervasiva struttura di Gladio (per la scheda trovata “tra le carte manomesse della struttura Stay-Behind”). Ileana ha raccontato più volte un sogno inquietante che ha continuato a torturarla e che, nel ripetersi, sembrava proprio un rebus irrisolto: era su una spiaggia e più lontani (come i sogni sanno disporre i corpi), Moro e Leonardi. Lei tentava inutilmente di avvicinarsi al marito, continuava a essere distante. Fino a quando, lui aiuta Moro ad alzarsi “da terra e lo porta via con un filo”. Questo sogno ha tre elementi che ne determinano la struttura: il primo è l’impossibilità della donna che sogna ad avvicinarsi, pur essendo in un contesto familiare, una spiaggia. Il secondo è l’ineluttabilità dell’andar via di Oreste, il suo allontanarsi con Moro cui da quasi vent’anni, nella sua funzione di caposcorta, era legato nel custodirne l’inviolabilità. Il terzo – che lei continua a raccontare di quel sogno ricorrente – è quel filo (così fragile) con il quale il maresciallo Leonardi guida e conduce Moro, lontano. Dove si avviano loro due con quel filo che li lega? Da quale labirinto chiedono di uscire? Dopo quarant’anni non sappiamo con assoluta certezza chi abbia ucciso Leonardi, seduto nella 130 blu che portava Moro alla Camera dei Deputati, per la presentazione del quarto governo Andreotti), era sul sedile anteriore accanto al carabiniere Domenico Ricci che guidava. Ebbe solo il tempo, all’incrocio di via Fani con via Stresa, di tentare di girarsi e cercare di proteggere Moro seduto alle sue spalle, rimase trafitto,in quella torsione la morte lo lasciò come quei corpi bruciati dalla ferocia del Vesuvio a Pompei. In una delle sue attente ricostruzioni, nel 2015 Flamigni scrive: “C’erano almeno 7 killer (e non 4, come sostiene Morucci): 4 brigatisti vestiti da avieri (e già identificati dalla magistratura grazie ai testimoni oculari), 2 individui nei pressi della Mini Cooper rimasti senza identità, e 1 tiratore ben addestrato al fuoco incrociato. Costui, armato di mitra, sparò a distanza ravvicinata una corta raffica contro l’autista Ricci lasciando Moro illeso (mentre un altro da destra aveva sparato contro il maresciallo Leonardi); poi balzò all’indietro per allargare il raggio di tiro e sparò una seconda raffica contro l’Alfetta di scorta”.

Rino Mele

Rino Mele

Ileana aveva quarantacinque anni quando la sua vita si spezzò, le rimase da allora quella visione come un richiamo, il sogno angoscioso che si ripeteva: il mare, il sole caldo sulla spiaggia, lei che correva verso il suo Oreste ma non riusciva a raggiungerlo, Moro seduto col suo giornale che il vento apriva come le ali di un gabbiano affranto. In quell’afona calura, nessuno di loro parlava, solo il mare aveva la sua voce, le onde cadevano sulla riva e in quel suono che si ripeteva tornavano indietro. Come possiamo immaginare Moro su una spiaggia? L’ha raccontato la figlia Agnese: “Si presentava in spiaggia – sempre lontana da casa, ci arrivavamo con la macchina, e sempre deserta – in giacca e cravatta, scarpe e calzini. Così prendeva il sole. Quando poi doveva fare il bagno in mare, entrava sotto una sorta di ombrellone-tenda approntata da mamma e si metteva in tenuta da bagno: costume invariabilmente blu, formato da bermuda ampi e da una canottiera di cotone”. E aggiunge: “A quel punto si buttava direttamente in acqua; elemento nel quale si muoveva sicuro e spedito”.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3632

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto