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Soldi a strozzo per avere un figlio: tre arresti

Soldi a strozzo per avere un figlio: tre arresti

C’era anche una giovane donna che doveva sostenere l’inseminazione artificiale tra le 60 vittime del giro di usura smantellato dall’inchiesta della DDA di Napoli e dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che questa mattina ha portato all’arresto, su ordine del Gip di Napoli Giuliana Tagliatatela, di tre persone, ritenuti esponenti del clan camorristico Bifone attivo per conto del più potente clan Belforte di Marcianise, alleato dei Casalesi, nei comuni di Portico di Caserta, Macerata Campania, Casapulla, Curti, San Prisco e Santa Maria Capua Vetere. I reati contestati sono l’usura e l’estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’ideatore del business illecito era Rocco Parretta, 56enne già detenuto dal gennaio scorso, mentre la moglie 50enne Angela Bifone, sorella di Antonio, fondatore dell’omonima cosca attualmente detenuto al 41bis, e il 53enne Antonio Russo – entrambi fermati questa mattina – svolgevano un ruolo di collaboratori con l’incarico, specie dopo l’arresto di Parretta, di farsi vedere dalle vittime per il pagamento della rate. Un sistema di prestiti a tasso usuraio variabile dal 15 al 20%, è emerso durante le indagini, che si rivolgeva non solo ai commercianti, ma un po’ a tutte le categorie. Circa 30 delle 60 vittime del racket hanno collaborato con gli inquirenti, mantenendo in un primo momento un atteggiamento omertoso; in molti hanno vuotato il sacco solo dopo aver ascoltato le comunicazioni telefoniche avute con Parretta, in cui peraltro l’usuraio, forse consapevole di poter essere intercettato, non parlava quasi mai di soldi ma si limitava a dare appuntamenti sempre presso gli stessi luoghi, in particolare un ristorante di Casapulla. Tra i suoi “clienti” c’era, come detto, una donna che non riusciva ad avere figli, e che ai militari ha raccontato di aver chiesto e ottenuto un prestito di 4000 euro, con interessi al 15%, poi diventati il doppio in seguito al mancato pagamento di una rata; la pensionata costretta a vivere con 150 euro al mese perché dalla pensione sociale di 460 euro doveva prelevarne 315 per i soli interessi mensili su un capitale prestato da Parretta di 2100 euro; tra le vittime anche un vigile urbano del Comune di Santa Maria Capua Vetere (poi arrestato dai carabinieri per un’inchiesta relativa alla notificazione degli atti comunali, ndr), il dipendente di una ditta che dopo un prestito iniziale di 5000 euro, si è trovato a pagare in due anni un debito pari quasi al triplo (18mila euro, ndr), e decine di commercianti, alcuni dei quali costretti a cedere macchine, motorini, a chiudere negozi. Parretta spesso ricorreva a minacce esplicite, come nel caso di un agricoltore casertano che trovò conficcato nel portone della sua abitazione (agosto 2011, ndr) un cacciavite con una busta contenente un proiettile e frasi minacciose, episodio dal quale partirono le indagini; ma più spesso le vittime si recavano da lui spontaneamente ben conoscendo la sua appartenenza ad un clan camorristico. Questa mattina sono stati sequestrati anche beni riferibili agli arrestati per due milioni di euro, tra cui 21 certificati di deposito e buoni fruttiferi, 13 conti-correnti, due polizze vita, due locali commerciali ubicati a Curti, cinque tra auto e moto e un appartamento sito in provincia di Torino.

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