Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Sono arrivati pure i dieci sazi (pardon, saggi), ma chi ci salverà?

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di Diogene
di Diogene

10 saggiAdesso ci rifilano pure dieci saggi. Se erano in tre potevano essere magi, ma poiché sono in tanti credo che, alla fine, si tratti di altri dieci sazi, altro che saggi! Ancora dieci sazi, di quelli che non credono a chi è digiuno, come recita un antico proverbio popolare. Dieci sazi che si crogioleranno tra consigli da dispensare agli attuali governanti a tempo, dopo aver trovato un’intesa di ordine politico; il che significa che dovranno mediare: una specie di “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”.
Soluzione peggiore non poteva trovare il buon presidente Napolitano, dopo la bocciatura – che era da tempo nell’aria – del piddì Bersani. Voleva trovare uno spiraglio, il nostro presidente, per non lasciare il Paese senza guida, ma ha imboccato una strada che conduce a un vicolo cieco.
Ma cosa dovrebbero fare questi altri “scienziati”? Più andiamo avanti e più non ci raccapezziamo. Devono pensare – pure loro – a far quadrare i conti che non tornano? Oppure devono pensare a sistemare per bene le società miste, le Authority, la RAI, la Magistratura, Bankitalia dove si distribuiscono stipendi per 600.000 euro all’anno oltre a benefit e royalties intollerabili?
Siamo proprio nel pallone, un’espressione calcistica che esprime meglio l’idea dello stato di confusione, dello stato di disorientamento totale che caratterizza il particolare momento politico e decisionale.
Pensavate ci fosse subito un dopo Monti? Avete sbagliato palazzo. Monti continua imperterrito a marciare sul ponte di comando e non si ferma. Secondo il presidente Napolitano, che ha voluto i dieci saggi riuniti in una specie di “conclave”, bisognava dare l’idea al mondo intero che l’Italia non era senza governo.
Già, l’idea… forse agli altri, ma a noi? L’idea della gente comune viaggia, purtroppo, di pari passo con quello che suggeriscono le proprie tasche.
Ci chiediamo: dove sono andati a finire i programmi dei partiti alla vigilia delle elezioni? Avrebbero voluto, a parole, dimezzare il numero dei parlamentari; dare l’esempio con tagli alle loro favolose retribuzioni; eliminare le province, considerati enti inutili e costosissimi; abolire le costose missioni di guerra; disporre un piano per la ripresa industriale in caduta libera da tempo; aiutare le aziende in crisi e i tanti operai e impiegati in cassa integrazione. Parole, solo parole; mai un serio segnale di attenzione per la complessa problematica che affligge da tempo l’intero Paese.
Il guaio, sapete qual è? È che, nonostante i tanti segnali di allarme e le grida di dolore che arrivano dalla classe meno abbiente del Paese, ancora più d’uno degli uomini politici non ha capito perché ha perso le elezioni. Non ha capito che la gente – quando ha fame – se ne infischia della politica, dei giochi di prestigio di chi una volta fa un passo avanti e un’altra un passo indietro.
La politica oggi non è più argomento per tutti. È fatta per i sazi, per gli uomini liberi: per chi può permettersi di discettare, di questo o di quello, stando comodamente seduto sul classico “cerasiello”. Oggi sono poco liberi tutti quelli che non possono godere di un reddito certo. Si tratta dei disoccupati; degli inoccupati; di quelli che sono provvisoriamente in cassa integrazione; dei tanti piccoli artigiani che hanno dovuto chiudere bottega; dei tanti piccoli industriali che hanno dovuto chiudere le loro fabbriche per mancanza di commesse e a causa di un fisco sempre più tiranno; dei pensionati d’annata che vedono giorno per giorno diminuire il potere di una moneta che doveva essere forte ma che ha affossato persino le speranze.
Poveri noi: chi ci salverà?

 

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