Sono Pazzi Questi Americani

Sono Pazzi Questi Americani
di Giuseppe Foscari *
Giuseppe Foscari
Giuseppe Foscari

Ricordo che Asterix, notissimo fumetto che ha imperversato a lungo a partire dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso e che ancora si può piacevolmente vedere in tv, scioglieva l’acronimo SPQR (Senatus Populusque Romanus) quando s’imbatteva in un romano che si comportava in modo bislacco, in un ironico Sono Pazzi Questi Romani.

L’acronimo originale era stato concepito come segno della grandeur di Roma e veniva dissacrato con gusto dall’eroe francese dei fumetti che era in coppia con il ciccione Obelix.

Mutuando da Asterix e con analoga semiseria ironia, pensando agli Americani e a ciò che ci hanno proposto di atipico (e di insensato a nostro giudizio) in questi ultimi giorni, mi viene da scrivere: Sono Pazzi Questi Americani.

Che hanno combinato gli yankee? Ci hanno proposto due dimensioni del loro imperialismo, due aspetti di una concezione politicamente lontana dalla nostra. E che, per questo motivo, ci appare strana, se non addirittura arrogante e impietosa.

Due sono i fatti in questione: la dichiarazione dell’ambasciatore americano John Phillips in merito alla necessità per gli Italiani di votare Sì al referendum costituzionale per rafforzare la stabilità politica mediante il consolidamento dell’amico Renzi; lo scontro giornalistico-politico sulla salute di Hilary Clinton e sulla sua presunta impossibilità a reggere le sorti della più grande potenza del pianeta, nonché della sua disonestà nell’aver taciuto all’opinione pubblica le sue reali condizioni di salute.

Nel primo caso si tratta di un’entrata a gamba tesa nella politica italiana, volendo esplicitamente far presente ai governanti italici che la sovranità popolare è un vuoto concetto e che questo popolo divertente e pecorone deve soggiacere alle regole alte della politica che gli Americani hanno tracciato per noi da decenni. Lo ringraziamo per la premura con cui ci vuole ricordare che non siamo del tutto liberi, ma non ne avvertivamo proprio l’esigenza. E forse ha creato la reazione opposta, rendendo ancor più ostinato il voto per il No. Magari per fare un dispetto proprio agli yankee.

A proposito della Clinton e di questa storia della sua salute come motivo per perdere le elezioni con Trump o addirittura per essere rottamata anzitempo a beneficio di un candidato democratico dell’ultima ora, possiamo dire di essere tutti rimasti alquanto sconcertati, perché la vicenda suona come un gesto di un cinismo a noi sconosciuto. Nel nostro paese se un candidato a governare si presentasse con le stimmate di una possibile cagionevole salute, guadagnerebbe diversi punti percentuali, per via di quello scatto empatico e solidale che il popolo italico notoriamente rivela in situazioni del genere.

Cinismo per governare o empatia per generosità emotiva? Anche su questo ci dividiamo dagli Americani. Non abbiamo raggiunto ancora un grado di ipertrofia delle emozioni tale da preferire il rozza e spietata freddezza americana, che pure razionalmente comprendiamo (e ce ne faremo pure una ragione) e che è anni luce distante dal nostro sentimentale stare anche nei meandri della politica.

Forse non saranno proprio pazzi questi americani, perché la democrazia esige regole anche spietate, ma preferisco il caciarone e sentimentalone modello italico, di una democrazia latina malaticcia, ma che non è cinica, non è inumana, non è brutale e malvagia. Certo, il pericolo per loro sarebbe il preoccupante vuoto di potere che si potrebbe creare per la salute cagionevole del loro possibile presidente, ma da qui ad arrivare ai certificati medici da esibire alla gogna mediatica ce ne vuole. Non fa per noi, diciamolo apertamente…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In primo piano: l’ambasciatore americano John Phillips con Debora Serracchiani ad una recente manifestazione del Pd

redazioneIconfronti

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