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Sonori schiaffi alla Geografia anche dal Meteo TG3 Campania

di Vincenzo Aversano

Le distorsioni geografiche delle previsioni meteorologiche in TV

Quanto sia carente, per non dire assente, la conoscenza della Geografia presso gli Italiani è cosa ben nota, come notissima è la responsabilità dei nostri rappresentanti politico-culturali, gli ultimi assai più che i penultimi, nell’avere depauperato e spesso eliminato dall’insegnamento ai vari livelli questa materia, la cui imprescindibilità informativa e formativa non ha bisogno di essere dimostrata. Con qualche speranza dopo recentissimi riconoscimenti e provvedimenti che lasciano prevedere finalmente una ripresa, trovo il coraggio di entrare in campo al fine di dare un modesto contributo alla stessa, col segnalare una “realtà comunicazionale” di insopportabile barbarie geografica che da decenni viene proposta sugli schermi televisivi: le previsioni del tempo in Campania trasmesse da RAI 3.
Serietà vuole che tenga fuori dal discorso gli altri TG regionali italiani, anche se ho notato in alcuni di essi la confusione terminologica tra le “sub-regioni geografiche” e le “zone climatiche” (locuzione errata, come subito si dimostrerà).
Si badi: “previsioni del tempo”, e cioè di quella variazione temporanea degli elementi meteorologici (temperatura, piovosità, pressione, venti, ecc.) che consuetamente viene pronosticata per orientare entro uno o due giorni i comportamenti dei cittadini normali e le scelte di enti e istituzioni che hanno responsabilità di tutela della pubblica “salute” e incolumità. Ebbene, più volte al giorno il detto servizio meteo, dopo aver preannunciato se il tempo sarà bello, brutto o semibrutto nel complesso della regione Campania, così letteralmente si esprime: «ed ora in dettaglio le zone climatiche».

“Tempo” non significa “clima”

Orribile errore terminologico questo, vuoi per la “contraddizion che nol consente” (vien dopo l’annunzio di condizioni del tempo, non del clima), vuoi per la sua improponibilità geografica…, appunto! Per “zone” o “fasce climatiche”, infatti, anche banalmente si intendono quelle immense aree dai caratteri climatici (e vegetazionali) piuttosto simili, estese nel senso della latitudine che, partendo dal Nord, usano chiamarsi glaciale artica (a N del circolo polare), temperata boreale (tra circolo polare e tropico del cancro), torrida (tra i due tropici, con al centro l’equatore), temperata australe (tra tropico del capricorno e circolo polare antartico) – attenzione: l’Australia, che ha un clima tutto suo, qui non c’entra… – e glaciale antartica (a S del circolo polare).
Per rendersene conto, basta sfogliare un qualsiasi atlante, altro libro supertrascurato nel panorama editoriale…

Le grandi zone astronomico-climatiche del pianeta

Le grandi zone astronomico-climatiche del pianeta

E ancora: nella detta locuzione viene disinvoltamente scambiato il “tempo” col “clima”, dove quest’ultimo non può non essere inteso, in soldoni, che come la media di tutti i tipi di tempo in un determinato spazio, ed è quindi un concetto “astratto”, riferito al “comportamento abituale” del tempo materialmente registrabile.

Campania “a pezzi” e ‘vaneggiamenti’ confinari…

Le “offese” geografiche non si fermano qui: nell’ubicare geocartograficamente la distribuzione del tempo (insisto: impropriamente chiamato clima) da parte a parte della regione, un piacevole lumeggiamento ne registra una triplice ripartizione territoriale: pianura campana e vesuviano, Appennino Campano e Salernitano.
Senza entrare per ora nel merito della plausibilità geografica di tale ripartizione ai fini della differenziazione del tempo, annoto che per le prime due denominazioni si usa un criterio morfologico (montagna o pianura), per la terza una genericamente amministrativa centrata su Salerno-città.
La cosa più grave, tuttavia, è che i limiti tracciati per le tre suddette sub-regioni sono completamente erronei.
La prima sub-regione, difatti, appare estesa (in senso NO-SE) dal Garigliano fino a quasi tutta la Penisola Sorrentina (che, fino a prova contraria, è calcareo-circumvesuviana e non vulcanico-vesuviana…) e, verso l’interno, si spinge ben oltre la “Campania Felix”, comprendendo non solo lo spento vulcano Roccamonfina, le conche interne, i Campi Flegrei e il Sub-Appennino, ma tutto l’”osso” dell’alto Appennino (che si allunga in posizione centrale, dal Matese, Taburno, Partenio fino alla sezione irpina dei Picentini).
All’Appennino Sannita poi, più basso e diboscato, con dislocazione nord-orientale nella regione, viene attribuito l’infelicissimo oronimo di Appennino Campano…

Fasce altimetriche e idrografia principale della Campania

Fasce altimetriche e idrografia principale della Campania

In tutta questa estrema confusione “attributiva”, l’espressione “Il Salernitano”, terza della serie, è quella che ne esce meglio, per così dire, perché la detta sub-regione – sempre secondo il lumeggiamento confinario offerto dallo schermo televisivo – pur avendo una grave lacuna (è contemplata solo in minima parte l’area a nord della città, ossia l’agro nocerino-sarnese), include correttamente il versante amalfitano della Penisola Sorrentina e tutta l’ampio territorio a Sudest del capoluogo fino a Sapri: solo che quest’ultimo è talmente vasto e articolato nella morfologia, nelle sedi, nello sviluppo, insomma nella sua complessiva geografia interna (Picentini salernitani, Monti Marzano, Alburno, Motola e Cervati, “basso” Cilento e Cilento storico, Piana del Sele e Vallo di Diano) da non poter costituire una unità omogenea di tipi di tempo meteorologico.
Si dirà: ammettendo pure la gravità nell’uso di una terminologia del tutto inappropriata, almeno per le “inventate” scansioni meteorologiche interne campane gli ideatori televisivi hanno delle forti attenuanti nel poco tempo a loro disposizione subito dopo il TG3, donde l’esigenza di “facilitazione comunicativa”. Sarà pure, ma non tanto da autorizzare le “forzature” appena registrate…

Consigli speditivi

Conviene a questo punto, per serietà, dare indicazioni in positivo: fra le tante proposte alternative (che lo spazio disponibile non consente), mi permetto di suggerire, col vantaggio della semplificazione ripartitoria e della omogeneità del criterio metodologico adottato, una distinzione di tipi meteorologici in base alla distanza, dal Mar Tirreno, delle terre interessate.
Si potrebbero cioè differenziare tre fasce con direzione Nordovest-Sudest (che poi è la direzione del territorio regionale): quella litoranea e sub-costiera (a clima mediterraneo), quella dell’Appennino centrale (comprese le conche interne, il Subappenino e il Vallo di Diano), a clima sub-continentale, infine quella dell’Appennino Sannita e dintorni, più spostata verso l’Adriatico, più continentalizzata dall’esposizione ai venti freddi settentrionali e perciò meno ricca di acqua superficiale e sotterranea.

La ripartizione sub-regionale della Campania

La ripartizione sub-regionale della Campania

Si obietterà che ho parlato di clima: evidentemente l’ho fatto apposta, ma questa media climatica è la conseguenza della successione di tutti i tipi di tempo nell’arco dell’anno, sicché anche per illustrare la previsione di questi, giorno per giorno, può essere utile la indicata tripartizione territoriale, astraente dalle sagome provinciali, estremamente fuorvianti in una lettura meteorologica dello spazio campano.
E giorno per giorno si vedrà, con l’eccezione di aree che risentono di fattori locali (esposizione al sole, vegetazione, altitudine, ecc.), che, a mano a mano che ci si inoltra verso l’interno della nostra regione (da Sudovest a Nordest), la temperatura diminuisce e piove sempre di più, mentre avviene esattamente il contrario procedendo da Nordovest verso Sudest, dalla foce del Garigliano a quella del Rivellese (Golfo di Sapri): minore piovosità e temperature via via rialzantisi.
Di più per ora non si può specificare in possibili proposte alternative, ma se una lezione più generale è consentito trarre dalle modeste osservazioni indotte da questo “caso televisivo”, è quella della esigenza di maggior rispetto della conoscenza scientifica e del relativo vocabolario specialistico.
Un vocabolario che, da geografo, ho appreso per lo più dai meteorologi e che io per primo sto ben attento a non coartare per pur legittimi fini, dichiarati o meno, di volgarizzazione giornalistica o più latamente comunicazionale.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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