Ven. Lug 19th, 2019

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Sorrentino, “Vissi d’arte”

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"Youth", il nuovo film del regista napoletano / di Luigi Zampoli
Youth-La giovinezza (2015)
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Michael Caine, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul Dano e Jane Fonda

di Luigi Zampoli

YouthL’occhio di Sorrentino continua il suo percorso estetico-filosofico, dilatando ancor di più, rispetto a “La Grande Bellezza”, la sua urgenza di dire delle cose e di raccontarle in un certo modo. Al centro ci sono i personaggi, ma poi contano la luce, le forme, gli spazi e i gesti.
La trama lascia ben presto il posto all’osservazione per parole e immagini, la storia raccontata è al servizio della riflessione pura sganciata dalla sequela degli eventi raccontati nel film.
Il vero protagonista del film è proprio lui: il tempo. Abita negli anziani corpi sottoposti ai ritmi e alle cure in un lussuosissimo resort sulle Alpi. I corpi hanno i volti dei due attori principali della pellicola, Michael Caine e Harvey Keitel, uno è un famoso direttore d’orchestra apparentemente cinico e distaccato, l’altro un regista che ha ancora l’entusiasmo per dirigere film con giovani attori e guardare al futuro.
Due diversi modi di vivere la vecchiaia, da cui scaturiscono il dialogo sul tempo e i ricordi, il loro legame inverso, lo sguardo sull’immensità del passato e il futuro possibile per chi ha la curva degli anni in parabola discendente. Ne risente di tutto questo il valore che si è sempre dato alle emozioni; il tempo che passa sottrae alla memoria gioie vissute, ma non il rimpianto di gioie perse. Fin qui può sembrare fisiologico, eppure quando il tempo intacca la capacità stessa di provare emozioni, bisogna fermarsi a riflettere e discutere, come fanno Fred e Mick tra i sentieri alpini.
Le intersezioni con gli altri personaggi, dalla massaggiatrice avara di parole a ricca di gesti, al monaco buddista che “levita”, il giovane attore in cerca d’ispirazione, sono le tappe umane del viaggio dei due amici. Il loro interagire li conduce alla scoperta della bellezza di tutto ciò che è più semplice possibile nella vita e nell’arte.
Sono presenti nel film due elementi costanti nella filmografia sorrentiniana. La spietata sincerità che ha il volto di un’intensa Jane Fonda, un’anziana attrice che presenta il conto amaro della sua vita artistica al regista, Mick; la dimensione onirica che prima riporta Fred a Venezia, tra l’acqua alta e apparizioni femminili, e poi conduce Mick a un rendez vous, molto felliniano, di tutte le sue attrici femminili.
La vita non è l’arte; la figlia del direttore d’orchestra, interpretata dall’attrice Rachel Weisz, lo ricorda al padre in un monologo memorabile, altro momento di cruda sincerità, sulle assenze e le mancanze affettive che un padre famoso e osannato ha dispensato durante tutta una vita alla moglie e alla famiglia; un ricordo soffocante come l’acqua alta di Venezia, luogo d’elezione artistica e sentimentale per Fred.
C’è un tempo che è irrimediabilmente perduto, quello degli affetti e della cura per le persone importanti della nostra vita; il tempo sottratto a loro svanisce, senza neanche il pregio di diventare ricordo. Il tempo della vita sottratto a ciò che è davvero importante non si recupera.
Il film giunge all’idea che un futuro possibile concesso a due artisti anziani non possa che essere l’arte stessa, perché tutto il resto è andato via per sempre. L’arte può ridarti nuova vitalità come succede a Fred che va dalla moglie ricoverata in ospedale e ritorna a dirigere un’orchestra, ma può anche sottrarre ogni valore all’esistenza inducendo al gesto estremo; è proprio l’entusiasta regista Mick ad aprire il balcone della sua stanza per interrompere drammaticamente la sua corsa a ritroso verso la giovinezza.
“La giovinezza” è un film sulla vecchiaia girato da un “giovane”, il quarantacinquenne Sorrentino e il suo resta uno sguardo da lontano; le cose da lontano possono vedersi meglio, ma, come dice Mick in una scena del film, i giovani osservano solo il futuro e lo vedono vicinissimo, sono i vecchi a vedere lontanissimo, e quello è il passato.

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