Spalle al berlusconismo, diventiamo “artisti” della partecipazione

Spalle al berlusconismo, diventiamo “artisti” della partecipazione
di Antonio Memoli

berlucornaCome dopo ogni tornata elettorale una domanda gira: come sono andate le elezioni? Una domanda che qualcuno pone a se stesso, che qualcun altro pone ad altri, che i politici accusano tra loro, che gli esperti vivisezionano, che i sondaggisti sondano. Ma poi. Questi vogliono essere dei pensieri a bagnomaria, né a caldo né a freddo. Dei pensieri che si accalorano un po’ alla volta senza mai giungere ad ebollizione. Il più sereno pomeriggio di questi ultimi tempi è stato per me quello di lunedì scorso e non per i risultati elettorali ma per la gioia di vedere il sorriso, lo stupore, la felicità di tanti bambini che come me vedevano le acrobazie, le piroette, le invenzioni, la temerarietà, la perfezione di tanti artisti. Artisti che lì per loro, per il loro personale divertimento, per il divertimento dei bambini, si impegnano, rischiano in prima persona, inventano. Lunedì è stato per me un bellissimo pomeriggio. E la politica, le elezioni ? Ecco, dovremmo imparare da questi artisti; essere più circensi, non come comunemente si intende, ma come è la realtà dei professionisti del circo: fare il proprio mestiere nel bisogno di soddisfare le attese degli altri. Un recupero della clawneria, dell’arte circense, non potrà che giovare al nostro paese. Ed invece analisi, contrapposizioni, vesti stracciate, invettive, parole urlate, veti. Abbiamo un dato di fatto: un parlamento spaccato in tre tronconi, ingovernabile senza un accordo tra le parti. Gli elettori hanno spazzato via la pretesa di ognuno dei contendenti di diventare il capo assoluto delle sorti della nazione. Certo nessuno lo ammetterà mai, ma ognuno dei maggiori contendenti mirava a comandare da solo. Questo non è possibile ed allora occorre un recupero di responsabilità. Responsabilità: una parola che vent’anni di berlusconismo hanno eliminato dal vissuto di ognuno. Un ventennio che ha recuperato nel dispregio delle istituzioni e nella cultura dell’insulto quello che il fascismo ha attinto dalla pancia degli italiani. Un ventennio dal quale si esce non con una riproposizione dello stato hegeliano ma guardando ad uno stato leggero, partecipativo e partecipato, interconnesso tra e con i cittadini. La Rete, i giovani, i dibattiti hanno evidenziato la necessità di un’assoluta ed imprescindibile attenzione al bene comune che si declina nel rafforzamento dei beni comuni. Sono le istanze di tanti grillini, di tanti che hanno votato PD, di taluni che si sono affidati alle ricette liberiste di Monti. Allora coerenza vuole che se hai messo nel tuo lessico elettorale la parola partecipazione, se hai declamato attenzione a chi hai chiesto fiducia, se hai captato, annusato, il malessere di tanti così colpiti dalla crisi, tu, politico che ritieni di aver vinto, decida di dar corpo a tutto ciò. E decida ribaltando gli schemi della tattica politica. Occorre mettere in primo piano la persona che ha espresso il proprio voto, la moltitudine di quanti da te aspettano un cambiamento. Creare una reale partecipazione e non puntare ad una rivincita a breve.
Caro politico, non aspettare che l’Italia si maceri perché tu poi possa dire che la risolleverai come in un secondo dopoguerra: dalla lezione dei padri costituenti recupera la lucidità, lungimiranza ed attenzione al paese. L’Italia ha la possibilità di essere un laboratorio politico per tante nazioni, portare al governo le istanze dei cittadini così come espresse da tante angolature diverse e con tanti mezzi diversi: la Rete, gli incontri porta a porta, i comizi, il passaparola, le discussioni tra amici. L’Italia apripista in Europa di una politica di contrasto al neoliberismo finanziario ed alla cortigianeria berlusconiana, così presente non solo in Italia. Ecco un governo che sappia governare proprio come il circo, dove gli artisti partecipano il pubblico amalgamando le tante diversità per far stare lì col naso all’insù e lo stupore negli occhi, con un sorriso di gioia che apre alla speranza nel futuro.

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redazioneIconfronti

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