Stabilità, non c’è accordo. E la causa dei contrasti è Brunetta

Stabilità, non c’è accordo. E la causa dei contrasti è Brunetta
il corsivista

La artificiosità della maggioranza che regge numericamente il governo Monti emerge chiaramente dai dissidi dei relatori sulla legge di stabilità, ciascuno è infatti legato al punto di vista del partito di cui è espressione senza riuscire ad operare una riflessione critica nell’interesse del Paese. La sfida, per ora senza alcuna mediazione all’orizzonte (per quest’opera si spera in un risolutivo ruolo del ministro Grilli), si è aperta senza esclusione di colpi sulla disponibilità di un miliardo per il 2013 e di tre miliardi per il 2014 (con un incremento ulteriore di altri 2,5 miliardi a partire dal 2015). Il Pd chiede che le risorse relative all’anno prossimo si concentrino sul taglio del cuneo fiscale, ipotizzando un aumento delle detrazioni fiscali per il lavoro dipendente. C’è, poi, la posizione dell’Udc che vedrebbe positivamente l’utilizzo del miliardo disponibile come sostegno da dare alle famiglie, attraverso l’aumento delle detrazioni sui familiari a carico. Il relatore del Pdl, Renato Brunetta, invece, chiede al governo di ridurre il carico fiscale sulle imprese. Il taglio dell’Irap sul costo del lavoro agevolerebbe, secondo lui, anche gli autonomi.
Sono ore febbrili che vedono all’opera le diplomazie dei partiti. Entro stasera la Commissione Bilancio dovrebbe poter ricevere gli emendamenti nei quali le forze politiche potrebbero consolidare la loro volontà di accordarsi. Il ministro Grilli è chiamato, perciò, ad una mediazione non facile, anche a causa della posizione drastica e destabilizzante del relatore del Pdl che, avendo negli ultimi mesi legato a doppio filo il proprio ruolo politico a Berlusconi, risente visibilmente in queste ore della impopolarità del Cavaliere, ormai sempre più ristretto in un angolo anche dal fido Alfano. Questa inadeguatezza di Brunetta sarebbe alla base del mancato accordo tra i partiti della maggioranza e creerebbe insanabili difficoltà nel dialogo tra i relatori della maggioranza, tant’è che nella giornata di ieri, nel corso di un incontro con il sottosegretario Polillo, si è addirittura sfiorato lo scontro tra Brunetta e il relatore del Pd Paolo Baretta. Secondo una ricostruzione del Corsera, Brunetta avrebbe addirittura valutato l’ipotesi di dimettersi dall’incarico, anche se lo stesso ex ministro ha prontamente poi smentito l’ipotesi: “Sono soltanto discussioni tra noi”. La verità è che l’implosione del Pdl, partito che ormai sta precipitando in maniera rovinosa verso la propria fine, ha indotto l’attuale classe dirigente, per poter salvare il salvabile agli occhi dell’elettorato, di tenersi nelle retrovie, lasciando la ribalta a volti più presentabili e decorosi. Il personale politico del Pdl che più ha manifestato acritica e fideistica adesione alle strategie anche suicide del Cavaliere non sembra infatti avere più un ruolo o un futuro. Lo stesso Berlusconi (ormai non ne fa mistero), se dovesse immaginare una propria lista, non si servirebbe più di loro, anche perché tali personaggi hanno vissuto esclusivamente di luce riflessa e non hanno né seguito né autonoma forza di immagine. Brunetta, parlamentare dalla verificata inconsistenza elettorale, tra questi, è il più segnato da un’identificazione totalizzante con il capo. Tuttavia è rimasto nel suo ruolo di relatore e la sua presenza rende tutto più difficile e impraticabile, perché evoca un mondo che ormai non c’è più e che gli italiani hanno mandato in soffitta prima ancora di recarsi al voto.

redazioneIconfronti

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