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Stalin secondo Mayorga, convince l’amore del leader

Stalin secondo Mayorga, convince l’amore del leader
di Roberto Lombardi

Un'immagine di scena

Lettere d’amore a Stalin, di Juan Mayorga, con la regia di Tommaso Tuzzoli visto alla Sala ex Salid. Lettere, lettere, lettere: la letterarietà incombe su questo allestimento. Doppia, poiché, alla lettera, di lettere, di missive si tratta. Lettere, lettere scritte, lettere mostrate, lettere lanciate, lettere dettate, duettate, dialogate da voci fuori campo, mimate alla macchina per scrivere. Un’invenzione continua che ad ogni giro sembra più in affanno, come se l’ulteriore gioco, quello teatrale, faticasse a innestarsi veramente sulla dimensione letteraria; un gioco che non avvince, non riuscendo a vivificare la parola della pagina scritta. Caduto in disgrazia col potere, a Bulgakov, già affermato autore russo, non è più concesso di lavorare e, di conseguenza, di esprimersi. Non resta che scrivere a Stalin; per chiedere, implorare, denunciare? Stalin risponde con una telefonata che mette in moto l’attesa, un’attesa che non avrà epilogo. Nell’allestimento curato da Tommaso Tuzzoli per la Fondazione Salerno Contemporanea, il gioco è significativamente rappresentato da uno Stalin presente in scena solo come “personaggio” della storia e della Storia; presente nei pensieri e poi nei desideri, incombente sulla caduta di Bulgakov in uno squilibrio utopico nei momenti finali dello spettacolo, casualmente ispirati a figure della pittura di Francis Bacon. Quello che vediamo in scena è uno Stalin chapliniano, parodia di se stesso, che gioca, perché il potere può permettersi di giocare con i suoi sudditi. Così come in un altro testo, lo Stalin di Gaston Salvatores del 1985, il dittatore gioca, come al gatto col topo, con un attore reo, come tutti gli artisti, di sovrapporre subdolamente arte e politica. E così come nel testo di Salvatores, anche in quello di Mayorga, l’arte e il potere si specchiano uno nell’altra, scambiandosi di posto, confondendo i ruoli. C’è poi un altro Stalin in scena, quello parodiato dalla moglie di Bulgakov. E, ancora in un gioco di doppi, quando la donna smette di imitare il dittatore e si serve delle parole di quello per spronare il suo uomo ad ancorarsi a quella realtà dalla quale lui va fuggendo in nome della propria arte, il gioco teatrale si fa convincente. Buona la prova di Sabrina Jorio, i suoi toni sommessi che spronano anche il pubblico a tendere l’attenzione.
Repliche il 16/17 e 18 Novembre.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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