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Stampa libera solo con proprietà autorevoli e trasparenti

Apriamo questo dibattito sui destini dell’informazione e sulla trasparenza delle proprietà delle testate: tempo fa non condividemmo, nella forma, l’iniziativa della redazione della Città di aprire alla comprensione e alla intelligenza della società questa vertenza delicatissima, sperando in un chiarimento naturale degli assetti proprietari, che si annunciava imminente, e confidando nelle potenzialità dialettiche delle tradizionali iniziative sindacali. Purtroppo, il mancato raggiungimento di questo obiettivo basilare di chiarezza induce ad alzare la guardia e a mantenere desta l’opinione pubblica su una vicenda che è la spia di un malessere più profondo, soprattutto a causa delle inquietanti vicende di imprenditori investiti da cicloni giudiziari impetuosi e che tentano riparo l’uno dietro l’altro. Ospitiamo pertanto questo intervento del professore Gennaro Avallone, auspicando che altri ne seguiranno.
di Gennaro Avallone

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La vicenda che sta interessando da oltre un anno il quotidiano La Città di Salerno è emblematica della situazione culturale e sociale in provincia di Salerno. In un territorio con tassi di disoccupazione e attività bloccati da anni verso l’alto e crescenti tassi di emigrazione pare che vada tutto bene, come la retorica istituzionale ama rappresentare. I problemi ci sono, sono presenti da anni, sono, dunque, strutturali, sicuramente non facili da affrontare, eppure il racconto è esattamente opposto, come se disoccupazione, precarietà e abbandono del territorio soprattutto delle persone di età giovane non fossero veri, fossero un’invenzione malevola. Realtà e racconto ufficiale della realtà divergono profondamente. Le voci che si alzano per dire che così non va bene, che questa divergenza non è innocente ma produce effetti, ad esempio marginalizzando chi non è vicino ai circuiti di potere o chi vuole semplicemente rivendicare i propri diritti, come nel caso delle lavoratrici e dei lavoratori ambulanti senegalesi e bangladesi, devono essere zittite. Possono parlare per un po’, per mantenere la parvenza della libertà e della democrazia, ma, poi, devono essere silenziate. E come avviene tutto ciò? Riducendo gli spazi di informazione e dibattito, in modo da favorire l’affermazione di un unico racconto. E ciò è proprio quello che sta accadendo a La Città.
Nell’editoriale di addio dell’ex direttore Andrea Manzi si ricorda, tra tanti aspetti, che il giornale viene sottoposto ad una riduzione di circa il 40%, con conseguenze proporzionali sull’occupazione e la composizione della redazione. E si ricordano anche le reiterate richieste di black list, evidente manifestazione di un’idea reazionaria del servizio di informazione. Un’impostazione che combina la riduzione degli spazi di dibattito con la selezione delle voci che in quel dibattito sono accettate. È evidente quanto questa impostazione sia poco coerente con il mondo della comunicazione di oggi, che ai giornali affianca tutto il mondo sconfinato di internet. Ma si può pensare che, oggi, un intero territorio provinciale, con circa un milione e centomila abitanti, abbia come giornali quotidiani di riferimento spazi che si vanno rattrappendo invece di allargarsi ed articolarsi? Si può pensare che si riduca la qualità dell’informazione, al netto dell’impegno delle redazioni, assumendo piani di ristrutturazione aziendale che tagliano invece di potenziare i servizi? Si può pensare che ci siano le liste nere, in cui si seleziona chi non può scrivere e partecipare al dibattito pubblico dopo essere stato legittimato a parteciparvi? Evidentemente sì. È possibile. E sta accadendo. Come sempre quando i rapporti di potere sono pensati, vissuti e gestiti nella logica del dominio. D’altronde, chi ha studiato e vissuto la storia dei movimenti di liberazione sa che le liste nere sono un tentativo estremo di indebolire gli avversari, dimenticando che l’inclusione in tali liste è, per chi ne è oggetto, solo motivo di vanto e dignità. Capace di dare più forza e non di indebolire. Essere segnati come indesiderati è motivo di orgoglio quando tale segno viene apposto da chi non ama la libertà né la democrazia.
A questa vicenda ho cercato anche personalmente di contribuire per il meglio, promuovendo con altri, a fine Ottobre 2017, un Appello firmato da 300 persone del mondo della cultura, delle professioni e dell’Università in cui si esprimeva vicinanza a tutte le giornaliste e giornalisti, chiedendo che il loro lavoro continuasse a svolgersi nella massima chiarezza, forza e l’autonomia: https://www.facebook.com/notes/genn…. Un appello vano, parte di una vicenda che ci dice come vada rivisto profondamente il rapporto tra informazione, giornalismo e assetti proprietari. Una vicenda che richiede di continuare a prendere parola non solo a difesa dell’attuale redazione del giornale, ma per iniziare a ricostruire una prospettiva di informazione e dibattito pubblico anche in provincia di Salerno.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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