Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Stato ed antiStato————————————————————————————————————————————————————————

Stato ed antiStato————————————————————————————————————————————————————————

Stato ed antiStato————————————————————————————————————————————————————————
da laCittà del 3/09/17
di Giuseppe Acocella

Gli sgomberi effettuati a Roma qualche giorno fa hanno riacceso i riflettori su una delle maggiori manifestazioni di illegalità presenti nel nostro paese: le occupazioni abusive spesso a danno di legittimi (dunque, in questo caso, legali) proprietari (ci sono casi di anziani allontanatisi per ricoveri ospedalieri che non sono più riusciti a tornare nella propria abitazione) o di case popolari sottratte ai legittimi (dunque legali) aspiranti nelle graduatorie di assegnazioni da parte di occupanti, a loro volta spesso sfrattati o senzacasa cronici.
A questo quadro già complesso si sono aggiunte – rendendolo ancora più inestricabile – le nuove situazioni generate da migranti, clandestini, richiedenti asilo, come nel caso appunto di via Curtatone, nel quale la miscela di clandestinità, ribellismo dei movimenti per la casa (talvolta in combutta con il racket dell’abusivismo), fabbricazione affaristica di documenti falsi (come accertato in via Curtatone) rendono la situazione sempre più incerta ed ingestibile. Così la posizione assunta dal Comune di Roma, che correttamente rivendica il rispetto delle lunghe attese dei richiedenti un alloggio popolare in graduatorie precedenti l’insorgere delle aspettative dei richiedenti asilo o di nuovi sfrattati, diventa subito impopolare.
Non si tratta però – come potrebbe apparire – di una mera contrapposizione tra una richiesta di legalità da una parte (lo Stato forte che rispetta e fa rispettare da tutti il diritto senza differenze) ed un rifiuto dell’intervento dello Stato in nome dei principi essenziali di accoglienza, solidarietà, “diritto” alla casa da soddisfare con una urgenza che non tollera regole (lo Stato debole che assicuri servizi a richiesta dei cittadini singoli o in gruppo). C’è di più: la questione è complessa perché i movimenti per la casa (“antagonisti” e di fatto anarchici), proprio mentre rifiutano lo Stato ed il suo diritto, si fanno paladini di uno Stato interventista – duro nel prelievo fiscale senza il quale non si potrebbe assicurare alcun servizio – che eroghi accoglienza, alloggi, sanità, istruzione, occupazione. Insomma questi movimenti antiStato e i richiedenti asilo invocano paradossalmente più Stato, e di fatto più Stato sociale.
Ma – come Ernst Forsthoff mostrò fin dagli anni Cinquanta – non si concepisce Stato sociale al di fuori dello Stato di diritto, in specie dopo l’avvento dei regimi democratico-costituzionali. Cioè lo Stato sociale di diritto è uno Stato forte, le cui competenze sono inseparabili dal principio di legalità, in virtù del quale quei servizi sono possibili solo per uno Stato che assicuri con forza l’ordine ed il rispetto del diritto comune, e sia rigido ed imparziale nell’assicurare il prelievo fiscale che garantisce anche l’erogazione dei servizi stessi. Pertanto non si può invocare più Stato, e nello stesso tempo negarne le prerogative (ed il dovere) di assicurare la legalità anche attraverso la forza degli sgomberi e le misure di sicurezza.
Il terremoto di Ischia ha fornito la conferma di questa alternativa: la sicurezza dei cittadini colpiti dall’evento tragico va rafforzata dal ripristino della legalità, dal momento che di sicuro l’abusivismo edilizio ha aggravato le conseguenze disastrose del sisma. Lo Stato forte – così come nell’immediato deve soccorrere le popolazioni colpite – però deve allo stesso modo abbattere i manufatti abusivi (prevenendo e correggendo anche l’abuso di necessità), punire i trasgressori, ripristinare la legalità, giacché non è possibile invocare lo Stato che solidarizza e interviene in soccorso senza che si pretenda allo stesso modo uno Stato (il quale, secondo Max Weber, dispone dell’uso legittimo della forza) capace di assicurare il diritto. Non si può chiedere nel contempo che lo Stato – semmai delegando le sue funzioni a privati, come associazioni o ONG – restaurando così il principio del laisser faire di liberista ed aristocratica memoria (tipico, insomma, delle età in cui il diritto non era eguale per tutti ed i privilegiati guardavano con diffidenza allo Stato forte interventista, il Welfare State, che ha garantito una vita sociale più democratica).
La stessa proposta che è stata avanzata – di procurare alloggi utilizzando i beni confiscati alla mafia e alla camorra – è fondata sull’esercizio della forza da parte di uno Stato intenzionato a perseguire la legalità ad ogni costo, ma chi invoca questo provvedimento nega poi – contraddicendosi – che lo Stato intervenga a combattere con gli sgomberi una pari illegalità, pretendendo nel primo caso uno Stato forte e nel secondo uno Stato debole, in relazione alle proprie convenienze. Ma si può accettare uno Stato che autorizzi una società legale debole di fronte a occupanti spesso capaci di maniere forti (come testimoniano gli estintori gettati sulle forze di polizia in Via Curtatone o gli ordigni usati di consueto dai movimenti “antagonisti”)?

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3446

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto