Stato-mafia / D’Ambrosio “scagiona” Napolitano

Stato-mafia / D’Ambrosio “scagiona” Napolitano

«Caro dottor d’Ambrosio, l’affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni, sempre accresciutisi sulla base dell’esperienza del rapporto con lei, restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me. Ce ne saranno ancora, è probabile: li fronteggeremo insieme come abbiamo fatto negli ultimi giorni. E la sua vicinanza e collaborazione resterà per me preziosa fino alla conclusione del mio mandato. Preziosa per sapienza, lealtà e generosità». Così scriveva il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano al consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, il 19 giugno scorso in una lettera pubblicata ora per la prima volta nel volume “Sulla Giustizia”, che raccoglie gli interventi del Capo dello Stato e presidente del Consiglio superiore della magistratura tra il 2006 e il 2012. Il 26 luglio scorso D’Ambrosio, a cui Napolitano ha voluto dedicare questa pubblicazione, fu colto da morte improvvisa, per arresto cardiaco. Fu lo stesso Capo dello Stato a darne l’annuncio. Il 18 giugno, dopo che diversi giornali avevano pubblicato, dedicandogli grande spazio e rilievo i testi di conversazioni telefoniche con il senatore Nicola Mancino, intercettato nell’ambito di un’indagine della Procura di Palermo, D’Ambrosio, fortemente colpito dalla presentazione e dall’interpretazione datane con clamore da vari organi di stampa, aveva indirizzato a Napolitano una lettera che ora viene pubblicata insieme alla risposta. Ecco il testo della lettera di D’Ambrosio al Capo dello Stato: «Come il procuratore di Palermo ha già dichiarato e come sanno anche tutte le autorità giudiziarie a qualsiasi titolo coinvolte nella gestione e nel coordinamento dei procedimenti sulle stragi di mafia del 1992 e 1993, non ho mai esercitato pressioni o ingerenze che anche minimamente potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altri rappresentante dello Stato comunque implicato nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze».

m.amelia

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