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Stato-Mafia, vittime infuriate con Ingroia: non si fermi

Stato-Mafia, vittime infuriate con Ingroia: non si fermi

«Sulla vicenda della trattativa c’è una ragion di stato che impedisce l’accertamento della verità sulla base delle ragioni del diritto penale? Se è così, dalla politica devono venire parole chiare: se si ritiene che debbano essere sottratte alla verifica della magistratura temi o territori coperti dalla ragione di stato, lo si dica». E’ quanto afferma a Repubblica il magistrato Antonio Ingroia (foto), che spiega: «Di fronte a una legge, o a una commissione di inchiesta politica che ribadisse la ragion di stato dietro la trattativa, la magistratura non potrebbe fare altro che fare un passo indietro. In caso contrario, la legge ci impone di andare avanti». «La stagione delle bombe – osserva Ingroia – pesa come un macigno sulla democrazia: il processo serve a trovare la verità», «oggi il Paese ha un’occasione unica, non vorrei andasse perduta». «Noi abbiamo al coscienza a posto, abbiamo sempre rispettato le regole», afferma poi Ingroia su Loris D’Ambrosio, il consigliere del Quirinale da poco scomparso, coinvolto nelle intercettazioni legate all’inchiesta sulla presunta trattativa stato-mafia, «Ci siamo comportati come Loris D’Ambrosio avrebbe fatto al nostro posto. Anche lui avrebbe fatto ogni sforzo per la verità». Alla domanda se intenda entrare in politica, il pm di Palermo replica: «No, resto un magistrato, anche se sono deluso».
Giovanna Maggiani Chelli presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ribatte: «Non puà esistere nessuna valida Ragion di Stato, procuratore Antonio Ingroia, che possa fermare le indagini e i conseguenti processi per la trattativa Stato-Mafia, conseguenza chiarissima della strage del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili a Firenze, la così detta strage del 41 bis». Chelli sottolinea: «Dietro a quale ‘ragion di Stato’ si potrebbero mai nascondere omicidi come quello di Caterina Nencioni, Nadia Nencioni, i loro genitori e Dario Capolicchio o il massacro di 48 persone oggi invalide?», si chiede ancora Chelli. «Cosa giustificherebbe una sua frenata su tutto il fronte, compresa la partenza per il Guatemala a cercare giustizia? Siamo costernati davanti a magistrati che hanno gettato il sasso nello stagno e oggi lasciano titolare dai giornalisti ‘Se c’è stata ragion di Stato torneremo indietro’. Abbiamo sempre avuto dubbi che la Procura di Palermo non ci avrebbe portato da nessuna parte. Oggi quei dubbi si sono trasformati in angosce», scrive ancora. La donna ricorda come «già dal 1996 al 2002 le indagini sui ‘concorrenti esterni a cosa nostra’ per le stragi del 1993 sono state svolte con una enorme difficoltà anche a causa di sassi lanciati nello stagno, con una mano che si ritirava immediatamente a tempo debito». «Non è una questione di alcuni ‘sistemi criminali’ – conclude – è una questione di Sistema che salva se stesso lasciando ammazzare i figli degli altri, mai figli di politici».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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