Lun. Lug 22nd, 2019

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Stefano Benni: “L’immaginazione? Promessa di follia”

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Pillole e staffilate di saggezza del provocatorio scrittore invitato ad un congresso di psicoterapia

Stefano Benni

di Antonio Pecoraro
Stefano Benni
Stefano Benni

“Grazie per avermi invitato al vostro congresso a Dubai” così ha esordito lo scrittore nel fulgore di palme dell’Hotel Ariston di Paestum. “Quando gli psichiatri organizzeranno un congresso a Cinisello Balsamo significa che sono depressi pure loro”. Vai con le prime risate.

“La Psicoterapia in evoluzione, modelli storici e nuove sfide” organizzato dalla società Italiana di Psicoterapia: il congresso è proprio quello da strizzacervelli di grande fama, e Benni mi sembra l’ideale per iniziare, con la sua forma ironica e la sua follia creativa, un “paziente” che aiuta la disciplina scientifica a districarsi nei meandri degli squilibri dell’arte e dell’immaginazione letteraria. Quell’autentico mistero della creatività artistica, che mai nessun Profeta o scienziato sia riuscito a spiegare e ad estrapolare dall’animo umano. Il seminario dello scrittore “Riflessioni sull’immaginazione quotidiana, necessaria, cognitiva, sociale” è stato davvero interessante. Benni ha citato studi scientifici, esperienze personali, racconti orali del passato, ma anche intermezzi comici e satirici, alla sua maniera. Un vero istrione, un affabulatore che proviene dalla via Emilia e quel west padano raccontato da Guccini negli anni ’80.

“Quando scrivo un libro, faccio la mia parte di scrittore, la seconda parte la fa il lettore: immagina lui l’ambiente, i personaggi, è un incontro di immaginazioni, è il completamento della narrazione”.“Il regista dei miei librisono i lettori, la finitura finale la fanno loro” ha raccontato Erri De Luca, non molto tempo fa, a integrare il pensiero di Stefano Benni. “Quando leggiamo un libro lo trasformiamo: è il nostro libro, l’immaginazione viene usata non per fuggire ma per restare interi”.

Ed ancora: “Sul nostro logo (è un seminario che Benni e i suoi collaboratori portano avanti da molti anni, nda), volevamo usare una pentola fumante dipinta sul muro, come appare all’inizio di “Pinocchio”, una fantasia contadina dell’abbondanza, contro la miseria della realtà, una visione onirica”. Molto attuale. “Il potere della fantasia esatta, avrebbe detto Einstein”.

Il discorso prosegue ancora su come nasce un racconto, un prodotto letterario: “Trovare, confrontare, memoria, armonia, raccontare, delirare, ossessione: così nasce un libro”,  gli ingredienti necessari secondo l’autore di Bar  Sport, Margherita dolcevita e Di tutte le ricchezze uscito nel 2012.

 “La mia infanzia cambiò quando scoprii la biblioteca di paese, non c’era molto, ma c’era tutto Edgar Allan Poe ed altri maestri d’immaginazione. Altri maestri d’immaginazione importanti sono stati i vecchi di montagna, la loro capacità di raccontare, incontravi ex partigiani ed ex repubblichini di Salò, incontri di coscienze diverse, si raccontavano a vicenda le loro storie, noi ascoltavamo: lì c’è stata la nascita della Psicoterapia.

“Un personaggio del paese, (dal soprannome impronunciabile e non trascrivibile visto la difficoltà del dialetto Emiliano) raccontava della carpa – Marta, la carpa aveva il nome della moglie: la prima parte del racconto era perfetta, tecnica, precisa, vera;  la seconda parte era inventata, falsa, immaginata: il narratore -pescatore doveva incantare, affabulare gli ascoltatori, lo sapevamo, ed andava bene così a tutti.

“Oggi c’è la mancanza di fantasia, di umorismo, sebbene siamo un popolo di grande consumo umoristico televisivo.

Un mio amico ritorna da un viaggio in India durato due anni: – racconta gli chiedo, – non so“raccontare vieni a casa e ti guardi le diapositive”. La gente ha perduto la capacità di raccontare, di narrare, dell’autoironia. Calato il senso di immaginazione. Il potere ha paura dell’immaginazione, è atterrito, teme l’unicità delle persone. Oggi la società si divide tra i fautori del “Lei non sa chi sono io” e i fautori del “Ma mi faccia il piacere… ”

Totò maestro di Psicoanalisi ante litteram.

“L’immaginazione non è un giardino di rose, è un posto dove si combatte. L’amore, come l’immaginazione, come le passioni, è una meravigliosa malattia mentale”ha risposto ad una simpatica signorina nel dibattito finale.

 

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