Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

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Stipendi a rischio nei Comuni: Pd e Pdl chiamano Monti, ora la riforma elettorale

Un po’ la paura per le elezioni del 2013, un po’ per lo sconcerto provocato dalla notizia, poi smentita, del blocco delle tredicesime, molto di più per il rischio che alcuni Comuni non possano pagare gli stipendi di agosto, Pd e Pdl, chiedono a Monti un cambio di rotta.
Pier Luigi Bersani, segretario Pd, ha parlato con durezza della spending review: «Presidente Monti, su enti locali e sanità si devono fare correzioni. Bisogna mettere attorno a un tavolo sindaci e presidenti di Regione. Non si può pensare che sentire le parti interessate sia sempre una perdita di tempo…». Monti ha risposto: «Si può cambiare… Basta che il saldo finale resti invariato».
Angelino Alfano, segretario Pdl, ha rincarato la dose con chiarezza: «Nuove manovre con sacrifici per gli italiani per noi non esistono. Neanche se le chiede l’Europa: dobbiamo fare gli interessi degli italiani, non di tedeschi o francesi». «Non faremo nuove manovre», ha ribadito Monti.
Ed ecco che la partita si sposta sulla riforma della legge elettorale, non più rinviabile come non è un cambio di rotta per dare fiducia al Paese. Ai capi dei due partiti più grandi Monti ha così ribadito che l’approvazione, almeno, di una nuova legge elettorale invierebbe all’esterno un segnale positivo: «Fate anche voi il vostro dovere, così come il governo compie la sua parte». Bersani si è detto d’accordo, anzi molto d’accordo. Poi ha spiegato: «Nel momento in cui si fa la legge elettorale, la data del voto può essere decisa con una certa facilità». Per lui dopo Monti si conclude la fase attuale della «strana maggioranza» e deve tornare «una maggioranza politica univoca».
Il riferimento è al Pdl che ha votato al Senato assieme alla Lega sul semipresidenzialismo. «Presidente – ha detto Alfano – abbiamo approvato il decreto sviluppo, stiamo lavorando al Senato sulla spending review . Noi confermiamo il sostegno al governo fino alla scadenza naturale, primavera 2013».
Un motivo in più per accelerare sulla riforma elettorale e recuperare così un minimo di credibilità dentro e fuori il Paese.

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