Stragi di mafia dal 93 al 94, arrestato il “pescatore” del tritolo

Stragi di mafia dal 93 al 94, arrestato il “pescatore” del tritolo

Si chiama Cosimo D’Amato la persona finita in carcere nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sulle stragi mafiose del 1993-1994. D’Amato è un pescatore. Per l’accusa recuperava dai relitti bellici il tritolo poi usato nelle stragi ed era il “rifornitore” di tritolo per tutte le stragi di mafia tra il 1992 e il 1994. Lo ha spiegato, in una nota, la Dia di Firenze ed è stato ribadito oggi, in conferenza stampa, dal procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi. Per gli attentati sarebbero stati utilizzati fra i 1.280 e i 1.340 kg di esplosivo. Per la Procura di Firenze, che ha ottenuto, dal Gip, l’arresto avvenuto oggi a Palermo di D’Amato rappresenta un’ulteriore novità nelle indagini, dopo l’aver individuato in Francesco Tagliavia uno dei principali organizzatori, a livello materiale, delle stragi. Perciò le indagini su quel periodo di sangue «non possono mai fermarsi. Non ci fermeremo di fronte a niente nella ricerca di eventuali altre responsabilità a qualsiasi livello e di qualsiasi natura, anche solo nell’ispirazione o nell’agevolazione», degli attentati, ha precisato Quattrocchi. D’Amato è parente di Cosimo Lo Nigro, già condannato per le stragi, ma non era mai entrato nell’inchiesta.
L’uomo ha 57 anni, ed è residente a Santa Flavia (Palermo). L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal Gip fiorentino Anna Favi. Secondo quanto emerso, l’esplosivo fornito ai commandos mafiosi sarebbe stato recuperato in mare da residuati bellici. Il tritolo sarebbe stato successivamente utilizzato per gli attentati di via de’ Georgofili a Firenze (27 maggio 1993); a Roma in via Fauro (14 maggio 1993), San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (28 luglio 1993) e Stadio Olimpico (23 gennaio 1994); a Milano in via Palestro (27 luglio 1993). L’arresto segna un nuovo capitolo nelle inchieste condotte dalla Procura di Firenze. Lo scorso 5 ottobre la Corte d’Assise del capoluogo toscano aveva condannato all’ergastolo il boss di Brancaccio Francesco Tagliavia, accusato di aver contribuito all’organizzazione della strage di via de’ Georgofili a Firenze.

m.amelia

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