Strehler, i prodigi del teatro

Strehler, i prodigi del teatro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Giorgio Strehler
Il regista Giorgio Strehler

Giorgio Strehler (triestino di nascita e milanese d’adozione) ha rappresentato per il teatro italiano del secondo dopo guerra un riferimento prezioso e ineludibile. Insieme a Orazio Costa, Luigi Squarzina e Luchino Visconti, ha combattuto una tenace battaglia contro ciò che restava della gloriosa tradizione del grande attore di matrice ottocentesca, per vincere ed imporre anche sulle nostre scene la figura del regista così come si era già da qualche decennio imposta in Europa e nel Mondo. Svecchiando quindi il teatro italiano e portandolo allo stesso livello del migliore teatro contemporaneo europeo, Strehler ha anche imposto un modello “Milano”, come città moderna e capace di stare al passo con le maggiori realtà metropolitane. Spirito curioso, infaticabile, ha fatto del teatro la sua casa e degli attori la sua famiglia. Ha avuto una vita sentimentale errabonda, diseguale ma intensa come tutti i teatranti di questo mondo, ai quali, un amore solo, non basta, essendo voraci, narcisisti e incostanti. Non ha avuto figli ma, in realtà, i suoi spettacoli possono a ragione essere considerati la sua prole. Nella scia della cultura meneghina, razionalistica e illuministica, ha saputo coniugare consapevolezza e poesia recuperando, per le scene, una funzione civile oltre che estetica. Pirandello, Shakespeare, Cechov, Goldoni, il perimetro dentro cui si è mosso con disinvolta sapienza, sempre sorretto dalla moderata ideologia “brechtiana” che lo ha accompagnato negli anni. Insieme a Paolo Grassi, poi, è stato capace di prefigurare una necessaria quanto prossima unità europea, promuovendo un Teatro d’Europa che potesse essere sintesi delle maggiori esperienze del vecchio continente . Tutto ciò è stato positivo per rilanciare presso l’opinione pubblica più riflessiva un nuovo e più opportuno impiego del teatro. Personaggio controverso, contrastato, e finanche chiacchierato, ma grande, grandissimo. Basta andare con la memoria a qualcuna delle sue famose produzioni per constatare quanto abbia dato al nostro teatro. Tra Prospero e Cotrone ha giocato tutta la sua spregiudicatezza d’artista; ha pensato al teatro non come una brillante “isola degli schiavi”, ma, piuttosto, come una villa immaginifica piena di prodigi visivi e sonori, che della “Scalogna” ha solo il nome; per concludere col “Faust” di Goethe un viaggio arrischiato durato tutta una vita. È mancato Amleto, ma col  principe danese, si sa, “ i giochi non finiscono mai”.

 

redazioneIconfronti

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