Sub morti, parla l’istruttore: sento sulla coscienza quelle vite

Sub morti, parla l’istruttore: sento sulla coscienza quelle vite

«Ho perso un amico e tre persone che me le sento sulla coscienza», ha detto Roberto Navarra, istruttore sub di Palinuro. Si tratta del titolare del diving center che aveva organizzato l’escursione in seguito alla quale hanno perso la vita 4 sommozzatori. Roberto si è immerso nella stessa grotta teatro della tragedia. «Si sono andati ad infilare in un buco dentro una grande caverna – ha detto – Non mi so spiegare perché sia successo. Posso dire che è stata una fatalità». Dagli interrogatori dei quattro sub superstiti della tragedia consumatasi nel ventre della Grotta del Sangue, dove invece hanno perso la vita altre quattro persone, è emerso che, per motivi tuttora da chiarire, il gruppo di otto persone immersosi nella grotta ha scelto di seguire un percorso “alternativo” a quello consueto. Chi e perché abbia preso questa decisione, è una circostanza al vaglio degli inquirenti, il sostituto procuratore di Vallo della Lucania, Renato Martuscelli, che è il titolare delle indagini, e gli uomini della Capitaneria di Porto di Palinuro, diretta dal tenente di vascello Massimo Ruggiero. Una scelta che, visto come sono andate le cose, potrebbe essere stata fatale. Gli otto escursionisti, infatti, si sono ritrovati in uno stretto budello di roccia, al buio totale a causa del fango che si è sollevato copioso al loro passaggio con le pinne. In quattro, a tentoni, sono riusciti a tornare indietro mettendosi in salvo, mentre per gli altri quattro non c’è stato niente da fare: rimasti prigionieri nel cunicolo, hanno dovuto affrontare una fine atroce. Gli esami esterni effettuati dal medico legale, il dottor Adamo Maiese, sui corpi dei quattro, hanno intanto confermato nell’annegamento la causa del decesso. Le salme degli sfortunati escursionisti saranno restituite ai parenti per rendere possibili i funerali. Non c’è stato bisogno dell’autopsia ma è stato infatti sufficiente l’esame esterno dei corpi di Susy Cavaccini, Andrea Pedroni, Douglas Rizzo e Panaghiotis Telios, per avere chiare le cause del decesso dei quattro sub. Una morte atroce resa ancora più drammatica dal disperato tentativo di risalita, testimoniato dalla rottura dei timpani, senza alcuna tappa di decompressione, quando ormai scarseggiava la scorta di ossigeno nelle bombole.
E dopo la tragedia della Grotta del Sangue di Palinuro, un’intera comunità si interroga, senza darsi risposte convincenti. «La Grotta del Sangue è una delle grotte più battute e meno pericolose – spiega il sindaco di Centola-Palinuro Carmelo Stanziola -. Fatalità, errore di sottovalutazione? Non lo sappiamo, certo è che questa sciagura ci ha sconvolti». Annullata dall’Amministrazione comunale la festa in programma in occasione della finale degli Europei di calcio, il sindaco ha annunciato una giornata di lutto cittadino che si svolgerà in coincidenza con i funerali dei quattro sub. Intanto, dal giorno della tragedia parenti e amici degli sfortunati sommozzatori deceduti si sono ritrovati a Palinuro, provenienti da Roma, Salerno e Reggio Calabria. Dopo aver atteso per ore notizie al porticciolo di Palinuro, assistiti da una equipe di sanitari dell’Asl di Salerno, a sera tarda hanno fatto rientro negli alberghi. «Siamo pronti a sostenere in ogni modo le famiglie dei quattro sub – ha concluso Stanziola – e ospiteremo i parenti delle vittime a nostre spese».
Sulla vicenda, intanto, interviene il Codacons: «La recentissima tragedia avvenuta nella Grotta del Sangue (mai nome fu di peggior presagio), Palinuro, porta doverosamente agli onori delle cronache la pericolosità delle immersioni». Lo sottolinea il Codacons in una nota: «Nonostante la Federazione Italiana Attività subacque si sia affrettata a decantare la “sicurezza” delle attività d’immersione, e pur prendendo ovviamente per buone le loro dichiarazioni, il Codacons ritiene inaccettabile che i sommozzatori non siano seguiti da esperti vigili del fuoco». «Quando si esplorano grotte, come in questo caso, – dice Carlo Rienzi, presidente Codacons – non si può fare esclusivo affidamento sull’esperienza della guida. Infatti nonostante la bravura dei sommozzatori non si può certo prevedere la ‘tenuta’ morfologica e strutturale delle grotte». Secondo l’associazione, pertanto, «l’unica soluzione è che di organizzino immersioni di gruppo, in determinate località a rischio, e che ogni gruppo sia seguito da apposite squadre dei Vigili del Fuoco. Squadre che ovviamente dovranno essere retribuite per il loro apporto fondamentale e preventivo in fatto di sicurezza».«Confidiamo che prima della fine della stagione estiva si possa trovare una soluzione in tal senso», conclude Rienzi.

redazioneIconfronti

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