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Sui migranti politica europea di mero stampo leghista

Sui migranti politica europea di mero stampo leghista
di Gennaro Avallone

In un’intervista del 2003 al giornale La Padania, durante la guerra in Iraq, il Ministro della giustizia della Lega Nord, Roberto Castelli, espresse la proposta politica del suo partito per affrontare l’eventuale arrivo, paventato ma mai verificatosi, di rifugiati. La parola d’ordine fu «aiutiamo i profughi a casa loro». E se è impossibile? Allora aiutiamoli nei paesi confinanti. E come? Castelli chiarì il progetto con queste parole: «naturalmente bisognerà convincere i Paesi ospitanti con aiuti economici e di altra natura. Ma questa azione non è altro che un aspetto della politica “aiutiamoli a casa loro” che la Lega da sempre porta avanti».

Negli stessi giorni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta assicurò all’Alto commissario Onu per i rifugiati l’impegno dell’Italia a costruire campi profughi in tali aree confinanti, tanto è vero che il giornale Il Tempo riportò la notizia con il titolo «L’Italia finanzierà i campi profughi». In dettaglio, ancora Castelli evidenziò che «non è giusto che sia solo l’Italia a farsi carico dei profughi clandestini. Anche l’Europa deve fare la sua parte», ipotizzando, inoltre, che tra gli eventuali profughi potessero esserci «infiltrazioni di terroristi islamici». E il segretario della Lega Umberto Bossi rimarcò l’invito all’Europa a «far fronte alla situazione con adeguati investimenti per aiutare sul posto le popolazioni irachene».

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Dopo 13 anni, con l’accordo Unione Europea-Turchia del 18 marzo 2016, questa politica, la politica della Lega per bloccare e filtrare i movimenti migratori, si è affermata come la politica ufficiale dell’Unione Europea. In quell’accordo c’era scritto che «tutti i nuovi migranti irregolari che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche a decorrere dal 20 marzo 2016 saranno rimpatriati in Turchia», che «la Turchia adotterà qualsiasi misura necessaria per evitare nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare dalla Turchia all’UE e collaborerà con i paesi vicini nonché con l’UE stessa a tale scopo», e, infine, che «L’UE, in stretta cooperazione con la Turchia, accelererà ulteriormente l’erogazione dei 3 miliardi di EUR inizialmente assegnati nel quadro dello strumento per i rifugiati e garantirà il finanziamento di ulteriori progetti».

Ma non è finita qui. La stessa, identica, proposta della Lega Nord di 15 anni fa è andata avanti e nel novembre 2017 è stata ribadita dalla Commissione europea, che ha deciso di confermare i tre pilastri della politica sulle migrazioni: (1) rimpatri, (2) rapporti di collaborazione specifica con i paesi terzi interessati dalle rotte migratorie, (3) progetti pilota per la migrazione legale e revisione della Carta blu UE, rivolta esclusivamente a lavoratori altamente qualificati e capace di garantire “che gli Stati membri possano contare sulla forza lavoro di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno”.

Dunque, i documenti ci dicono un fatto chiaro: la proposta politica sulle migrazioni della Lega Nord, e di tutte le forze xenofobe del continente, si è imposta, ha vinto, è divenuta la politica ufficiale dell’intera Unione Europea. Adeguarsi ad essa, come Matteo Renzi fece alcuni mesi fa facendo propria l’espressione ‘aiutiamoli a casa loro’, e come ha fatto Marco Minniti, firmando gli accordi con la Libia e boicottando le navi di salvataggio in mare delle ONG, creando l’idea che fossero colluse con i trafficanti, significa perdere. Significa mettersi su un terreno già conquistato da altri.

Bisogna avere il coraggio, invece, di metterlo in discussione quel terreno. E dire che ‘aiutiamoli a casa loro’ è uno slogan disumano, che nasconde i veri motivi della crisi in corso, che vanno ricercati, ad esempio, nelle disuguaglianze crescenti e nella corsa agli armamenti che fanno ricchi quelli già ricchi. Bisogna, cioè, avere il coraggio di dire la verità e perseguirla sul piano politico e culturale, tirando in ballo anche il ruolo della stampa e della comunicazione pubblica.

 

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