Sui tradimenti del teatro denunciati da De Cristofaro

Sui tradimenti del teatro denunciati da De Cristofaro

Luciana Libero, giornalista e critico teatrale, riprende alcuni spunti del regista Pasquale De Cristofaro sulla crisi del teatro a Salerno e propone….

di Luciana Libero
La giornalista Luciana Libero
La giornalista Luciana Libero

Vorrei rispondere alla sollecitazione di Pasquale De Cristoforo sul teatro a Salerno (“I tradimenti del teatro doc”) e in merito ad alcune sue considerazioni. Due anni fa avevo tentato con “La città” di introdurre una piccola area di critica teatrale su alcuni spettacoli della stagione. Era un tentativo di smuovere un po’ le acque e cominciare a ragionare di teatro partendo da quegli spettacoli con una visione poetica e una interpretazione (registica, di recitazione, testuale) che richiedono una intermediazione tra critica e pubblico. Pippo del Bono, ad esempio, o “Le voci di dentro” di Servillo, “Le operette morali” di Martone, Marco Paolini e altro. Probabilmente era un puro caso che erano arrivati spettacoli di questo tipo, forse per lanciare il nascente Teatro Ghirelli, perché dopo di allora tutto è tornato alla solita routine, validi professionisti, intrattenimento leggero, stagione sul sicuro. Per questo ho abbandonato ben presto il progetto. La critica infatti , al di là della crisi generale del settore (anche se molti giovani stanno mostrando un certo interesse negli ultimi tempi) richiede una offerta articolata e un pubblico e laddove queste due cose esistono, essa può svolgere una funzione utile e necessaria. Nei lunghi anni di lavoro in Toscana, per un giornale come La Nazione, si recensiva tutto: dalle prime alla Pergola, al Metastasio o al Fabbricone, dove arrivavano produzioni di Brook, Ronconi, Castri, Vasilev, alle compagnie toscane che giravano per i vari teatri – Tiezzi, Chiti, Benvenuti, Savelli, Il Carretto, Pontedera etc- fino all’ultimo saggio della piccola compagnia di periferia. Questo perché il pubblico lo richiedeva e il giornale non poteva sottrarsi a questo servizio. Che cosa succede qui a Salerno e nella provincia? Che il pubblico teatrale, salvo una esigua minoranza, è un pubblico disavvezzo ad una proposta teatrale che vada al di là di una programmazione classica e leggera. Il programma attuale che gestisce il Teatro Pubblico Campano è un programma che rende del tutto superflua l’esistenza di una critica teatrale che rischia di diventare un esercizio intellettuale fine a se stesso. Ben venga quindi la proposta di De Cristofaro di “aprire una discussione su quello che i teatri presentano in città” e su cui da tempo ci stiamo provando. Solo nello scorso settembre lanciammo infatti una medesima proposta sul “Teatro lontano dal Vesuvio” con l’idea di aprire un discorso sullo scarsa incidenza di produttori e organizzatori in area salernitana e provinciale, ma anche nel resto della regione, segnalando la scarsità e la disorganizzazione degli operatori che – salvo alcune zone protette dalla politica – si muovono isolati e in condizioni del tutto autarchiche. Salvo la disponibilità di De Cristoforo, il discorso è rimasto desolatamente interrotto: la componente teatrale dell’Agis ha preferito sottrarsi presa dai problemi dei gruppi di area napoletana; molti operatori erano impegnati o comunque poco interessati. Nel frattempo altre emergenze oltre quelle “normali” si sono verificate a cominciare dalla drammatica chiusura del Ghirelli su cui sarebbe quanto mai opportuno un dibattito aperto nella città, senza il quale ogni appello rischia di non avere alcun senso. Ci troviamo di fronte un importante spazio recuperato alla città chiuso mentre un gruppo di Creditori ogni giorno ci rallegra su Facebook aggiungendo un nuovo capitolo al disastro; c’è una Casa del Contemporaneo riconosciuta dal Ministero con altri fondi come Teatro di Produzione con sede a Salerno e di cui il Ghirelli è parte consistente ma che non può insediarsi né aprire il teatro se non risolve problemi di agibilità, di sicurezza e soprattutto della precedente esposizione debitoria; c’’è un nuovo spazio che si è aperto come il Diana anche esso dato in gestione al teatro Pubblico Campano e le cui sorti si ignorano; c’è un Teatro delle Arti appaltato ad un consorzio di operatori e ai loro familiari che lo gestiscono ormai da anni come uno spazio privato; c’è un cinema teatro come l’Augusteo che non fa più programmazione e viene dato in affitto; ci sono fondi, sia pure esigui che vengono dati ad una Città teatrale prevalentemente composta da teatri gestiti da gruppi amatoriali. Non ha alcun peso che il Ghirelli abbia presentato qualcosa di nuovo se oggi langue in una situazione di cui ancora ci chiediamo le motivazioni visti i cospicui fondi pubblici che sono arrivati e di fronte alla quale appare secondaria ogni valutazione sulla maggiore o minore qualità della stagione al Verdi. La ricerca e la sperimentazione sono il lievito per un’arte scenica che si sta sempre più rinsecchendo, dice giustamente De Cristofaro ma se non si apre una vertenza generale sulla politica culturale e teatrale dell’amministrazione, anche una buona sperimentazione come quella di “La serva padrona” resta un caso isolato e rischia di essere l’eccezione che conferma la regola. “Spirito allegro” insomma non sarà nei nostri desideri, ma non è questo teatro a tradirci, piuttosto la coscienza di una comunità, di cui da sempre il teatro è la sua rappresentazione.

redazioneIconfronti

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